Call for papers |  Raccontare le ricerche tra pratiche di scrittura e arti performative

A cura di Tiziana Tarsia, Maura Tripi, Michela Semprebon.

La pratica della scrittura interessa tutte le discipline ed è centrale nei processi di produzione della conoscenza scientifica. Nell’attività di ricerca assume diverse forme: articolo scientifico, monografia, saggio ma anche nota di campo, diario etnografico, costruzione di strumenti e repertori. Ad ogni forma corrisponde un contenitore stilistico, un linguaggio, un codice espressivo, una retorica. L’antropologo Fabio Dei riprendendo Geerts mette in evidenza come la scrittura sia “la dimensione al cui interno la pratica conoscitiva si definisce” (2000, 181). Scrittura e conoscenza sono interdipendenti, si condizionano reciprocamente ma il loro rapporto non è neutrale.

Il ricercatore, la ricercatrice sceglie non solo cosa scrivere, ma anche come scrivere, e con chi e per chi scrivere. Lo fa in relazione al proprio inquadramento disciplinare, in riferimento all’appartenenza ad una comunità professionale e ad un contesto geografico, a delle regole e convenzioni connesse, ad esempio, a cosa si intenda per contributo scientifico o divulgativo. Queste scelte riguardano anche il proprio posizionamento in merito all’accesso alla conoscenza e alla legittimazione di chi può o meno contribuire alla produzione della conoscenza ma anche a scelte etico-politiche più o meno riconosciute e messe a tema.

Da un lato, la dimensione politica della metodologia e delle pratiche di scrittura svela il carattere costitutivamente intersoggettivo dei processi di creazione della conoscenza e della legittimazione e visibilità di coloro che contribuiscono alla produzione di conoscenza.

Dall’altro lato, la pratica della scrittura informa il processo di produzione della conoscenza: Burawoy, soffermandosi sul senso della scrittura nella sociologia, afferma: “dopo un secolo passato a costruire un sapere professionale traducendo il senso comune in un linguaggio scientifico, siamo pronti a impegnarci in una sistematica ‘traduzione di ritorno’ per riportare il sapere a coloro da cui esso proviene” (2007, 3). In questa call intendiamo la produzione di conoscenza come pratica sociale intersoggettiva e la scrittura come spazio di riflessività e di legittimità dei diversi attori sociali (individuali e collettivi).

L’intento di esplicitare la scrittura e la metodologia come atti politici e l’intento di riconoscere e potenziare il carattere costitutivamente dialogico della creazione della conoscenza si ritrovano anche nelle proposte di scritture collaborative (Cardano, Gariglio, 2022; Massari, Pellegrino, 2021), in cui discipline ma anche saperi pratici e teorici si mischiano. Si ritrova nella scelta di stili di scrittura molto vicini alla narrazione (Tedeschi, 2008) o alla poesia, come nel caso della poetic inquiry (Martire, Saiani, Cataldi, 2023), o in quella di affiancare o sostituire le parole con le vignette, i fumetti, la performance teatrale, la musica o in generale gli artefatti come video e documentari o prodotti di manipolazione di diversi materiali (Moretti, Scavarda, 2023; Cancellieri, 2023; Della Puppa et al., 2021; Giorgi, Pizzolati, Vacchelli, 2023; Stagi, Queirolo Palmas, 2015). In questi anni stanno emergendo diverse sperimentazioni nel panorama italiano e internazionale e si è aperto un dibattito sull’importanza dei diversi tipi di scrittura e di elaborazione di dati e materiali empirici. Allo stesso tempo, diventa sempre più interessante la sfida di costituire gruppi di lavoro misti tra mondo accademico e quello delle professioni artistiche e del lavoro sociale.

La sezione Primopiano di “Educazione aperta” intende contribuire a questo dialogo con uno spazio di riflessione. Si chiede di inviare articoli che:

  1. mettano a tema il rapporto tra i diversi attori coinvolti nei processi di produzione della conoscenza e nelle pratiche di scrittura, il ventaglio di scelte formali a disposizione di chi vuole conciliare accreditamento scientifico e possibilità di comunicare con un pubblico più ampio, le diverse gradazioni percepite fra prosa accademica e divulgazione, i vincoli che gravano anche su scritture professionali di altro tipo;
  2. analizzino e descrivano, affrontandone anche le questioni metodologiche ed etiche, i processi di appropriazione e di colonizzazione dei saperi da parte di chi fa ricerca o di altri soggetti che si trovano in posizione dominante;
  3. analizzino e descrivano pratiche di scrittura collaborativa in ambito scientifico, in quello delle arti e delle professioni educative e sociali, fra scriventi che sono soliti attenersi a codici diversi (ricercatori, intellettuali non accademici, professionisti, operatori, artisti);
  4. riflettano sui punti di forza, le criticità, le difficoltà e le potenzialità di percorsi multidisciplinari che combinino la scrittura scientifica con pratiche art based (per esempio, teatro forum, uso di testi letterari, di fotografia, ecc.).

Sono particolarmente benvenuti contributi scritti da diversi attori del processo di produzione di conoscenza (ricercatori accademici con professionisti, operatori sociali, artisti ecc.). Gli articoli proposti devono essere inediti. Potranno essere elaborati in italiano, inglese, francese, spagnolo o portoghese. Dovranno attenersi scrupolosamente alle norme editoriali disponibili a questo link: https://educazioneaperta.it/guidelines.

Invitiamo chi vuol collaborare a inviare un articolo, entro il 30 giugno 2024, all’indirizzo redazione.educazioneaperta@gmail.com. Entro il 7 agosto 2024 la redazione comunicherà se il contributo inviato è stato selezionato per l’invio a referaggio. Al termine di un processo di revisione a doppio cieco, gli articoli accettati saranno pubblicati nel numero 17 di “Educazione aperta” in uscita all’inizio del 2025.

Riferimenti bibliografici

Burawoy M. (2007), Per la sociologia pubblica, in “Sociologica”, 1-45.

Cancellieri A., Peterle G. (a cura di) (2023), Quartieri. Viaggio al centro delle periferie italiane, Becco Giallo, Torino.

Cardano M., Gariglio L. (2022), Metodi qualitativi. Pratiche di ricerca in presenza, a distanza e ibride, Carocci, Roma.

Dei, F. (2000) La libertà di inventare i fatti: antropologia, storia, letteratura, in “il Gallo

silvestre”, 13, 180-196.

Della Puppa F., Matteuzzi F., Saresin F. (2021), La linea dell’orizzonte. Una ethnographic novel sulla migrazione tra Bangladesh, Italia e Londra, Becco Giallo, Padova.

Giorgi A., Pizzolati M., Vacchelli E., (2023), Metodi creativi in pratica. Un laboratorio aperto, Università di Bergamo, Bergamo.

Martire F., Parra Saiani P., Cataldi S., (2023), La ricerca sociale e le sue pratiche, Carocci, Roma.

Pellegrino V., Massari M., (2021), Scienze sociali ed emancipazione: Tra teorie e istituzioni del sapere, Genoa University Press, Genova.

Moretti V., Scavarda A. (a cura di), 2023, in "Salute e Società", 2.

Stagi L., Queirolo Palmas L. (2015), Fare sociologia visuale, Professional dreamers, Genova

Tedeschi E. (2008), Comunicare la sociologia. Il sociologo come “storyteller”, in “Studi di Sociologia", 46, 1, 55-64.