
Educare all’antimafia attraverso la storia. Un laboratorio su Piersanti Mattarella nella scuola primaria | Educating for anti-mafia values through History. A workshop on Piersanti Mattarella in primary School
DOI: 10.5281/zenodo.18716422 | PDF
L’articolo presenta un laboratorio di storia svolto nella scuola primaria, incentrato sulla figura di Piersanti Mattarella. L’esperienza mostra le potenzialità della didattica della storia come insieme di strumenti per collegare il passato alle sfide del presente e promuovere la cultura dell’antimafia sin dalla scuola primaria. Viene analizzato il fenomeno mafioso nella sua dimensione sistemica e simbolica e come influenza i comportamenti sociali. In tale prospettiva, la scuola ricopre un ruolo fondamentale come presidio di legalità e luogo neutro per adottare pratiche educative fondate sulla conoscenza storica, sulla decostruzione dell’immaginario mafioso e sulla narrazione biografica di figure antimafiose.
Parole chiave: didattica della storia, scuola primaria, storia dell’antimafia, Piersanti Mattarella.
The article presents a history workshop held in a primary school, focusing on the figure of Piersanti Mattarella. The experience highlights the potential of history teaching as a set of tools for connecting the past to the challenges of the present and promoting anti-mafia culture starting in primary school. The mafia phenomenon is analyzed in its systemic and symbolic dimensions and in how it influences social behavior. From this perspective, the school takes on a fundamental role as a garrison of legality and a neutral place for adopting educational practices based on historical knowledge, the deconstruction of the mafia imaginaries, and the biographical narrative of anti-mafia figures.
Keywords: History Teaching, Primary School, History Of The Anti-Mafia Movement, Piersanti Mattarella.
La narrazione mediatica
La concezione delle mafie come mere organizzazioni criminali, fondate su violenza e intimidazione, si rivela insufficiente per cogliere la complessità del fenomeno mafioso e la sua capacità di penetrazione nel tessuto sociale. Una lettura più articolata impone di considerare le mafie come veri e propri sistemi culturali capaci di costruire appartenenze identitarie, orientare comportamenti sociali e influenzare visioni del mondo. Si propongono come attori in grado di offrire forme alternative di protezione, assistenza economica e opportunità occupazionali, soprattutto in contesti fragili. Da queste dinamiche prende forma un processo di legittimazione di una relazione di dipendenza, che tende altresì ad assumere una connotazione affettiva.
A ciò si aggiunge la versione mostrata dai mezzi di comunicazione di massa. Musica, cinema, social media e fiction televisive assumono un ruolo cruciale nella diffusione e nell’estetizzazione dell’immaginario mafioso, contribuendo a una narrazione ambivalente che oscilla tra la fascinazione e la glorificazione del potere criminale (Ravveduto, 2019). Tali rappresentazioni, alquanto appetibili per ragazzi e bambini, ritraggono spesso l’illegalità come via legittima di riscatto personale e collettivo e veicolano la moda giovanile.
La scuola non può e non deve ignorare questi processi. Sottovalutare l’influenza di tali dinamiche culturali e comunicative rischia di favorire l’interiorizzazione acritica di siffatti modelli, fino ad arrivare a considerarli inevitabili o addirittura desiderabili.
Da queste premesse, nascono quindi una serie di quesiti che coinvolgono inevitabilmente il sistema scolastico.
Qual è il ruolo della scuola nell’intercettare e decostruire la pedagogia informale esercitata dalle mafie nei contesti sociali e culturali? Quali strumenti didattici sono più efficaci per promuovere nei bambini e nei ragazzi una cultura della legalità che sia al tempo stesso critica, partecipativa e non moralistica? Come può la scuola primaria, pur nella sua apparente distanza dai fenomeni criminali complessi, contribuire alla costruzione di un immaginario collettivo alternativo a quello proposto dai media?
Il contributo propone chiavi di lettura e indicazioni operative per rispondere a questi interrogativi. Inoltre, approfondisce il ruolo della didattica della storia nella costruzione di una cultura dell’antimafia fondata su solide basi di conoscenza storica e, in accordo con Miccichè, Pizzirusso e Ravveduto (2025), riflette sulle modalità di elaborazione di contenuti informativi, rapidi e pervasivi, nel tempo del digitale.
La scuola come luogo di contronarrazione
Alla luce della capacità delle mafie di agire come agenti educativi informali, la scuola rappresenta uno dei campi principali su cui costruire una resistenza all’influenza culturale della mafia. Ma lo scenario impone una presa di posizione netta che, in primo luogo, implica di riconoscerne la sua capacità di orientare valori, identità e comportamenti. Stando a questa impostazione, l’educazione antimafiosa deve configurarsi come esercizio interpretativo, volto a smascherare le dinamiche di spettacolarizzazione delle organizzazioni criminali, attraverso l’analisi, la decostruzione e la rielaborazione delle narrazioni. La scuola, in quanto istituzione educativa primaria, è chiamata a proporre contro-narrazioni efficaci, fondate su esempi concreti. Le biografie, come quella di Piersanti Mattarella, assumono un valore cruciale in quanto incarnano i principi di onestà e coerenza attraverso azioni storicamente situate.
Sulla base di tali considerazioni, presso il XII istituto comprensivo Vitaliano Brancati di Siracusa è stato progettato e realizzato un laboratorio didattico destinato agli alunni delle classi quarte della scuola primaria (9-10 anni) e intitolato Chi è Piersanti Mattarella? Il percorso ha offerto opportunità formative significative, favorendo la comprensione della storia dell’antimafia come dimensione vissuta, accessibile e umanizzata sin dai primi anni di scuola.
Pratiche educative
Il punto di partenza del laboratorio è che l’educazione all’antimafia deve iniziare fin dalla scuola primaria, non come forma di esposizione precoce alla cronaca nera o alla violenza, ma come costruzione positiva di un immaginario alternativo a quello promosso dai media fondato sull’astoricità e sull’acriticità. La scelta di Piersanti Mattarella come figura guida non è stata casuale, infatti la sua vicenda personale e politica si presta a essere narrata in termini accessibili. La ricostruzione della biografia non è solo commemorazione, ma diventa un esempio di formazione democratica utile a spezzare la fascinazione dei modelli di cui si è detto.
Come osserva Miccichè (2022) una delle questioni più ricorrenti è il carattere episodico, rituale e frammentario dell’educazione all’antimafia, confinata a ricorrenze simboliche come la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, momenti in cui si rischia di isolare la mafia in un tempo passato e tutto si riduce a una questione di eroi da celebrare. Un simile approccio finisce per svilire il potenziale formativo della storia dell’antimafia, trasformandola in una retorica che non sempre si traduce in consapevolezza di dinamiche culturali e sociali. Un altro errore frequente è la tendenza a delegare la funzione educativa alla magistratura o alle forze dell’ordine, riducendo il contrasto alla mafia a un ambito tecnico e specialistico. Questa impostazione contribuisce a marginalizzare il ruolo della scuola. Al contrario, l’istituzione scolastica rappresenta uno spazio fondamentale per la formazione di una cittadinanza critica, capace di riconoscere le dinamiche dei sistemi mafiosi. Attribuire alla scuola una funzione centrale per contrastare la nascita di una mentalità deviante implica la progettazione di percorsi educativi strutturati per attraversare l’intero curricolo scolastico integrando i principi di giustizia e responsabilità nei diversi linguaggi disciplinari che vanno dalla storia (per comprendere le radici sociali e politiche del fenomeno mafioso) alla geografia (per analizzare le connessioni tra territorio e potere), dalla letteratura (che può offrire narrazioni funzionali) alla matematica (per affrontare la questione dell’economia e della distribuzione delle risorse). La ricostruzione biografica diventa dunque uno spazio didattico trasversale, che può coinvolgere diversi linguaggi (scritto, orale, visivo, teatrale) e pratiche metodologiche attive.
Come evidenzia Dalla Chiesa (2016) l’agire didattico è determinante per contrastare le forme di potere illegittimo diffuse nel mondo complesso. In termini di operatività e applicazione concreta, ciò si traduce in un’integrazione significativa tra didattica della storia ed educazione civica, dando vita ad un intreccio progettuale e metodologico che orienta verso una consapevolezza democratica (Ambrosi, Angelini e Miccichè, 2024).
La didattica per decostruire e ricostruire una visione storica
Lo studio dell’antimafia, ispirato all’impostazione dinamica, critica e relazionale della storia (Bloch, 1949) e al paradigma pedagogico di Paulo Freire (1970), richiede un approccio didattico integrato che coinvolge dimensioni storiche, politiche, culturali, pedagogiche e metodologiche. Per un’adeguata comprensione del fenomeno è necessario mettere in luce le profonde interconnessioni tra disuguaglianze sociali, poteri criminali e degrado ambientale, che trovano oggi espressione nel concetto di “ecomafie” (Cancio Meliá e Cornacchia, 2024).
A tal riguardo, l’ecopedagogia (Gadotti, 2001) e la metodologia laboratoriale, con i suoi tratti distintivi (Panciera, 2016), costituiscono spazi idonei per ripensare la storia dell’antimafia in chiave trasformativa. L’efficacia didattica dipende da una formazione del docente adeguata e dall’utilizzo consapevole di linguaggi espressivi che traducano contenuti complessi in forme accessibili. Lo studio delle dinamiche dei fatti, come sostengono Cajani (2011) e Wineburg (2001), si rivela utile alla formazione di cittadini storicamente consapevoli e moralmente impegnati, capaci di decostruire narrazioni che legittimano la presenza mafiosa. Questo assetto crea uno spazio idoneo a concretizzare il principio di coscientizzazione freiriana come esperienza educativa dialogica per favorire un apprendimento significativo e contestualizzato, in linea con i principi costruttivisti dell’educazione (Vygotskij, 1978; Ausubel, 1968; Bruner, 1960).
Il laboratorio su Piersanti Mattarella è una progettazione che concede agli alunni gli strumenti per interpretare anche il proprio territorio in quanto integra la riflessione sulle pratiche mafiose legate allo sfruttamento delle risorse naturali, alla gestione dei servizi e alla speculazione edilizia, situazioni ampiamente descritte da Lupo (2018), Marino (2006) e Dickie (2004).
Il modello di sviluppo alternativo di Piersanti Mattarella
Come sostiene la monografia di Basile (2007) Piersanti Mattarella, nel suo impegno politico e nella guida della Regione Siciliana, propone un modello di sviluppo alternativo in contrapposizione con le logiche di dominio e sfruttamento. Il suo progetto, fondato sull’idea di uno sviluppo capace di valorizzare le risorse locali in modo equo e sostenibile, promuove la trasparenza come condizione imprescindibile per il progresso sociale ed economico (Mattarella, 1978). Questo approccio conferisce ai suoi programmi una valenza, oltre che economica, anche etico-politica, basata sulla responsabilità collettiva e sul rispetto del territorio. Ma la realizzazione dei suoi progetti si scontra con ostacoli che ne rendono difficile l’applicazione. Piersanti Mattarella, infatti, si trova ad operare in un contesto politico siciliano complesso, segnato da tensioni anche all’interno del suo partito.
Negli anni Settanta all’interno della Democrazia cristiana esistono fazioni contrapposte, alcune propense a contrastare la criminalità organizzata, altre più inclini a mantenere lo status quo, basato su scambi di favori e relazioni con la mafia (Grasso, 2014; Tesè, 2022). Piersanti Mattarella, presidente della Regione Siciliana dal 1978, rappresenta proprio quella parte della Dc impegnata nella battaglia di legalità e riforma. Su di lui però la pressione è duplice: da un lato la mafia lo vede come un ostacolo, dall’altro una parte della classe politica non vuole perdere il controllo sulle reti clientelari. In questa situazione è estremamente difficile avanzare riforme senza rischiare l’isolamento politico. La sua determinazione protesa a sfidare i molteplici interessi mafiosi, lo rende una figura scomoda e di intralcio. Così il 6 gennaio 1980, a Palermo, Piersanti Mattarella viene assassinato.
L’esperienza laboratoriale
Il laboratorio Chi è Piersanti Mattarella segue il modello operativo elaborato nell’insegnamento di Didattica della storia del corso di laurea in Scienze della formazione primaria da Andrea Miccichè, professore di Storia contemporanea presso l’Università di Enna Kore. Il laboratorio si configura secondo una logica progettuale articolata in fasi ed è finalizzato a promuovere negli alunni il pensare storicamente (Adorno, Ambrosi e Angelini, 2020). L’approccio didattico prevede momenti progressivi volti alla costruzione di competenze analitiche e interpretative, attraverso il riconoscimento delle connessioni e l’elaborazione di possibili alternative. Gli alunni sono invitati a collegare la memoria storica con la realtà quotidiana, creando un ponte tra passato e presente per un apprendimento integrato tra conoscenza e azione.
Il percorso si è articolato in una serie di incontri in cui sono stati utilizzati diversi linguaggi, dalla lettura di documenti, all’ascolto di interviste, dalla produzione di elaborati espressivi, fino alla drammatizzazione di episodi significativi della vita di Mattarella. Di grande utilità è stato il dialogo tra scuola e mondo accademico: in particolare la presenza dello storico Andrea Miccichè, con funzione di consulenza, ha rappresentato un valore aggiunto durante la fase di progettazione e nella ricerca delle fonti. Le attività di ricerca sono state svolte presso l’Archivio digitale dell’Assemblea regionale siciliana e l’Archivio digitale Pio La Torre.
Il laboratorio si è sviluppato in tre incontri a cadenza settimanale, per un totale complessivo di dieci ore extracurriculari, tre ore per ciascuno dei primi due incontri e quattro ore per il terzo. Il percorso ha promosso un approccio interdisciplinare che ha coinvolto diverse aree del curricolo scolastico: storia, italiano, geografia, arte e immagine, educazione motoria, tecnologia ed educazione civica. È stata adottata una prospettiva sia diacronica sia sincronica. L’organizzazione dei contenuti ha previsto l’inserimento di diversi focus tematici, ciascuno dei quali ha contribuito a chiarire aspetti specifici. Tra i nuclei concettuali centrali vi è stato il riferimento alla Costituzione repubblicana, intesa non solo come fondamento giuridico-istituzionale, ma come orizzonte etico-politico a cui Mattarella costantemente si richiamava. È stata utile la proiezione parziale del documentario La Costituzione degli Italiani (Bucossi, 2007), con immagini originali dell’epoca.
Un ulteriore approfondimento è stato dedicato alla ricorrenza del cinquantesimo anniversario del referendum sul divorzio, evento utile a contestualizzare la società, in rapporto ai diritti, nella stagione in cui Mattarella operava. In questo caso è stato utile un estratto di cronache e immagini di repertorio curato dalla Rai (Direzione Digital, s.d.).
Particolare attenzione è stata rivolta alla “politica delle carte in regola”, formula con cui Mattarella sintetizzava la sua visione di trasparenza amministrativa. Le fonti archivistiche consultate hanno permesso di ricostruire con dettaglio la sua lotta contro alcune delle più strutturali forme di sottosviluppo dell’isola, come l’abuso edilizio, il degrado ambientale, la diffusione di denaro illecito, il ritardo infrastrutturale nella rete ferroviaria e nei collegamenti interni, la cattiva gestione delle risorse pubbliche da destinare a scuole, ospedali e alla produzione agricola. Questi elementi hanno delineato il profilo di un amministratore attento al bene comune. In chiave metodologica, l’inserimento di una dimensione ludica e collaborativa, pienamente coerente con i principi della didattica attiva, ha rappresentato un elemento strategico per trattare i focus e accrescere il livello di coinvolgimento. Attraverso il confronto diretto con le fonti, gli alunni sono stati chiamati a scoprire conoscenze, contribuendo attivamente alla costruzione del proprio sapere storico in un’esperienza formativa dinamica e inclusiva, che ha coniugato rigore scientifico e accessibilità.
Il modello segue cinque fasi: icebreaker, narrazione con le fonti, grammatica dei documenti, prodotto finale, debriefing. A supporto delle attività, un ruolo centrale è stato svolto da una timeline tematica, utilizzata sia come strumento visivo di orientamento cronologico sia come mappa concettuale in grado di evidenziare la progressione degli eventi storici e i loro nessi causali, favorendo una visione d’insieme e contribuendo a sviluppare negli alunni una maggiore capacità di contestualizzazione storica.
Per rompere il ghiaccio e introdurre l’argomento, si è fatto uso di vie dedicate a Piersanti Mattarella e poi si è passati alla visione di alcune parti de Il delitto Mattarella, film del 2020 diretto da Aurelio Grimaldi. Questi elementi hanno favorito un primo contatto. La fase successiva ha previsto la presentazione dei contenuti attraverso una narrazione strutturata, arricchita dall’uso di fonti storiche. Sono state presentate inizialmente fonti visive che ritraevano Piersanti Mattarella in visita a Siracusa, con l’obiettivo di favorire negli alunni un primo approccio al personaggio attraverso la collocazione in contesti a loro familiari: in particolare, un montaggio di immagini del 1978 pubblicato dalla Soprintendenza ai beni culturali di Siracusa su un proprio profilo social (Dall’archivio fotografico… 2020). In un secondo momento, sono state utilizzate fonti audiovisive per approfondire aspetti legati all’infanzia, al percorso di studi e all’attività professionale, permettendo agli studenti di ascoltarne la voce e osservarne i movimenti, al fine di stimolare una conoscenza più diretta e immersiva della figura (Piersanti Mattarella… 2010; Nel nome del popolo italiano, 2017; [Petacco], s.d.).
Successivamente, l’attenzione è stata rivolta agli scritti e agli articoli di Piersanti Mattarella, consultabili all’interno dell’Archivio digitale dell’Assemblea regionale siciliana. L’analisi di queste fonti, scelte accuratamente, ha rappresentato un ulteriore momento di approfondimento volto a far emergere la dimensione etica della figura. Attraverso la lettura ragionata di una parte dei discorsi istituzionali e interventi programmatici pronunciati nel corso del suo impegno politico, gli alunni sono stati guidati a cogliere il valore della testimonianza e dell’impegno per la legalità, con particolare riferimento al contesto siciliano degli anni Settanta. L’utilizzo di fonti primarie ha inoltre favorito lo sviluppo di competenze di lettura critica e di comprensione del linguaggio istituzionale, contribuendo a una riflessione più ampia sul ruolo delle istituzioni e sul significato dell’etica pubblica.
La scelta di queste fonti ha avuto lo scopo di avvicinare gli alunni in modo graduale e mediato alla figura del protagonista ma, trattandosi di testi destinati a un pubblico adulto, i documenti sono stati presentati attraverso una selezione attenta ai contenuti e al linguaggio, in modo da garantirne l’accessibilità ai bambini senza rinunciare alla complessità dei temi trattati. Dal punto di vista metodologico, l’utilizzo di fonti scritte ha favorito un coinvolgimento attivo degli alunni a partire dalle loro esperienze, domande e intuizioni che hanno stimolato riflessioni sulla lotta di Piersanti Mattarella contro le infiltrazioni mafiose nella pubblica amministrazione.
Successivamente, gli alunni sono stati coinvolti in un’attività centrata sull’analisi e sintesi delle fonti, ispirata al metodo della “grammatica dei documenti” (Brusa, 2021). Organizzati in gruppi di lavoro cooperativo, sono stati guidati in un processo di esplorazione attiva e consapevole delle fonti documentarie selezionate. Il processo ha previsto la scelta ragionata dei documenti da analizzare, la loro interrogazione sistematica attraverso il criterio delle 5W (Who, What, When, Where, Why), la selezione delle informazioni pertinenti e la successiva rielaborazione scritta dei contenuti. Questa fase ha visto gli alunni impegnati in momenti di comprensione e interpretazione storica per stimolare la loro capacità di porre domande significative al passato. È stata utilizzata la raccolta degli Scritti di Piersanti Mattarella (2oo4) analizzando in particolare i seguenti testi:
- Discussione del disegno di legge: Riforma della burocrazia regionale (sesta legislatura), relativamente alla parte “richiamo principi della Costituzione”;
- Discussione del disegno di legge: Bilancio di previsione della Regione siciliana per l’anno finanziario 1975 (settima legislatura), relativamente alle parti dedicate ai fondi per agricoltura e ai benefici della programmazione spese;
- Discussione del disegno di legge: Piano regionale d’interventi per il periodo 1975/1980 (settima legislatura), relativamente alla parte “problemi Sicilia non superabili senza intervento nazione”;
- Appello al popolo siciliano per la difesa dello Stato democratico (ottava legislatura), relativamente alle parti “difesa della democrazia”, “edilizia, industria, forza-lavoro”, “i problemi della Sicilia devono essere di interesse nazionale”, “fenomeno mafioso, favoritismi, sprechi”, “la Sicilia non può e non deve accontentarsi”, “fondi per asili nido, scuole, ospedali, strade, infrastrutture”, “creare coscienza democratica nelle scuole”, “edilizia”, “energia rinnovabile/questione ambientale”;
- Discussione delle mozioni e della interpellanza sullo stato dell’ordine pubblico in Sicilia e sulla lotta alla mafia (ottava legislatura), rispetto alla parte “fronteggiare la mafia”.
Il laboratorio è stato significativamente arricchito dalle attività di ricerca condotte all’interno dell’Archivio Pio La Torre, che ha messo a disposizione la monografia Le carte in regola (Basile, 2007), utile per l’approfondimento delle tematiche trattate. Il volume, pensato come strumento di accompagnamento e contestualizzazione dei materiali d’archivio, è stato oggetto di un’attenta selezione, finalizzata all’individuazione delle sezioni più coerenti dei passaggi che contribuiscono a rafforzare e integrare il percorso di studi svolto dal personaggio e i contenuti relativi all’attività legislativa di Mattarella. Tali scelte hanno permesso di ricostruire, con maggiore profondità e coerenza, il profilo umano e istituzionale del protagonista, offrendo al tempo stesso un quadro più ampio del contesto storico in cui si è sviluppata la sua azione. A seguire i dettagli delle parti usate:
- “formazione giovanile” (pp. 41-42 e 46) e “edilizia” (p. 51) nel I capitolo: Il figlio del ministro che si è fatto da sé;
- “sottosviluppo, cambiamenti sociali fine anni ‘60 e anni ‘70, programmazione necessaria” (pp. 57-58 e 68) e “dialogo con i giovani e le scuole” nel II capitolo: La Regione con le carte in regola;
- “infrastrutture” (p. 79), “intervista con ‘L’Ora’” (p. 80), “il problema Sicilia a livello nazionale” (p. 83), “problema edilizio” (pp. 89-90), “gara appalto costruzione sei scuole” (p. 99) nel III capitolo: La grande speranza.
A completamento del lavoro sulle fonti sono stati inseriti anche materiali di altra natura, tra cui una selezione di articoli di giornale pubblicati in occasione dell’uccisione di Piersanti Mattarella e digitalizzati dall’Archivio digitale Pio La Torre (url: archiviopiolatorre.camera.it/i-delitti-politici/piersanti-mattarella). Queste fonti giornalistiche si sono rivelate fondamentali per ricostruire la ricezione pubblica e mediatica dell’evento. Il confronto tra le diverse tipologie di fonti ha consentito un’analisi più stratificata, utile a restituire la complessità della vicenda all’interno di un contesto segnato da forti tensioni civili e sociali.
La fase successiva ha previsto la realizzazione di una serie di prodotti finali che hanno consentito agli studenti di consolidare le conoscenze acquisite e di trasferirle in attività concrete, stimolando al contempo la creatività, la riflessione e il lavoro collaborativo. Questa fase ha assunto un ruolo centrale nel processo di apprendimento, configurandosi come momento di sintesi e di rielaborazione attiva dei contenuti affrontati attraverso forme espressive diversificate in un lavoro di gruppo.
Tra i prodotti realizzati vi è stato, innanzitutto, la costruzione di un lapbook dedicato alla figura di Piersanti Mattarella, all’interno del quale gli alunni hanno rappresentato le tappe principali della sua biografia, inserendole in relazione con il contesto storico e con i focus tematici approfonditi nel corso del laboratorio che sono la Costituzione, il referendum sul divorzio, la politica delle “carte in regola” e la relativa questione del sottosviluppo siciliano. Parallelamente, sono stati elaborati testi originali che hanno messo gli studenti nelle condizioni di simulare il punto di vista dello stesso Mattarella, assumendone il ruolo attraverso la scrittura di discorsi destinati a un ipotetico intervento presso l’Assemblea regionale siciliana. Questa attività ha richiesto una profonda interiorizzazione del linguaggio e delle tematiche trattate, stimolando al contempo un esercizio di immedesimazione consapevole attraverso il What if fondato sul pensiero storico di Seixas (2006). In linea con tale approccio, è stata anche redatta un’intervista immaginaria con un giornalista del quotidiano “L’Ora”, ambientata subito dopo l’elezione di Mattarella a Presidente della Regione Siciliana. Uno dei momenti più significativi è stato, inoltre, la realizzazione di un set di carte della politica delle “carte in regola”, che ha permesso di sintetizzare in forma simbolica e visuale i principali assi valoriali e operativi della visione riformista di Mattarella. Questi prodotti hanno favorito l’organizzazione delle conoscenze in modo strutturato, potenziando la comprensione e la memorizzazione attraverso una metodologia ludica.
Un ruolo particolarmente rilevante, infine, è stato assunto dalla produzione di un cortometraggio. L’attività ha previsto la stesura del copione e dei dialoghi, la cura della scenografia, la registrazione delle voci e le riprese effettuate negli spazi scolastici. Gli studenti sono stati chiamati a completare il copione che successivamente hanno interpretato in prima persona. I materiali già elaborati nel corso delle attività precedenti (lapbook, lettere, discorsi, interviste e carte) hanno costituito un utile supporto per l’inserimento delle informazioni pertinenti, mentre il canovaccio fornito dava indicazioni e suggerimenti utili a guidare gli alunni nella costruzione coerente della scena.
Di seguito si presenta qualche esempio di attività svolta in tale contesto.
- Piersanti Mattarella è stato un uomo… (completa con tre aggettivi);
- Scrivi dove e quando è nato e gli studi svolti.
Un altro esempio di attività previsto nel canovaccio è la descrizione della scena che mira a rappresentare in modo simbolico e partecipato i contenuti affrontati durante il percorso:
in un’aula ci sarà un filo teso, simbolicamente carico di significato e gli studenti entreranno uno alla volta, appendendo al filo una delle carte precedentemente preparata, mentre in sottofondo verranno recitate alcune battute, pensate per accompagnare e valorizzare ciascun gesto. Completa le battute.
Di seguito si riportano le frasi complete con le risposte segnalate in corsivo:
- Limitiamo lo sfruttamento dei terreni, basta con il far-west edilizio e il denaro sporco;
- Difendiamo l’ambiente e i nostri territori dall’inquinamento. Affidiamoci alla scienza che migliora la vita degli esseri umani e scegliamo fonti di energia alternativa come quella solare, eolica e geotermica;
- Per l’amministrazione pubblica assumiamo gente preparata e competente;
- Educhiamo la società a partire dalle scuole per formare una nuova generazione;
- Spendiamo i nostri soldi nel modo migliore;
- Destiniamo risorse in favore dell’agricoltura e delle strutture agricole;
- Miglioriamo i trasporti e la rete ferroviaria;
- Costruiamo ospedali e asili nido;
- La politica nazionale deve interessarsi anche dei problemi siciliani.
All’interno della sceneggiatura è stato chiesto agli studenti di rappresentare in forma simbolica il concetto di “prestanome”, centrale nella vicenda dell’appalto per la costruzione di sei scuole a Palermo – emblema spiegato ai bambini attraverso il citato film di Grimaldi. Per rendere visivamente e narrativamente questo meccanismo di occultamento dell’identità, gli alunni hanno ideato sei cards raffiguranti lo stesso uomo, ma contraddistinto da sei nomi diversi. Questa scelta scenica ha efficacemente restituito l’idea della molteplicità fittizia di soggetti, utilizzata per mascherare un’unica figura di riferimento, sottolineando in modo creativo, critico e adatto all’età le dinamiche opache legate alla gestione degli appalti pubblici. Dal punto di vista didattico, l’attività si è rivelata particolarmente efficace, poiché ha permesso ai bambini di comprendere e interiorizzare un concetto complesso attraverso una forma espressiva immediata e concreta. La dimensione teatrale ha agito come potente mediatore educativo. Il cortometraggio è stato successivamente proiettato in occasione di un evento conclusivo che ha visto la partecipazione del dirigente scolastico, degli studenti, delle famiglie e del corpo docente. Questo momento pubblico ha rappresentato la restituzione finale del percorso formativo ed è stata anche un’occasione di condivisione.

Schede con le domande formulate dagli alunni durante la fase "indovina la domanda". Foto dell'autrice.
L’ultima fase del laboratorio è stata dedicata a una riflessione collettiva sull’esperienza svolta, con l’obiettivo di promuovere una metacognizione consapevole sui contenuti appresi. Attraverso momenti di discussione guidata, chiarimenti su eventuali dubbi emersi, scambi di feedback tra pari, gli studenti sono stati accompagnati a rielaborare il proprio vissuto formativo. All’interno di questa fase è stata inserita un’attività ludico-didattica strutturata come un gioco a squadre, denominato “indovina la domanda”. In questo esercizio, gli studenti, organizzati in gruppi, hanno ricevuto una serie di risposte sui temi trattati, dalle quali dovevano dedurre e formulare la domanda corrispondente. La squadra che è riuscita a elaborare il maggior numero di domande appropriate ha ottenuto il punteggio più alto. L’attività, ispirata a dinamiche di apprendimento cooperativo e al pensiero divergente, ha avuto la duplice finalità di consolidare le conoscenze in modo attivo e stimolare la capacità di riformulare criticamente i contenuti appresi.
A conclusione del gioco, è seguito un momento di confronto collettivo, durante il quale sono stati discussi i risultati. Questo debriefing ha permesso di verificare il livello di comprensione. Il percorso ha inteso superare la logica trasmissiva sequenziale tradizionale, promuovendo un approccio formativo orientato alla partecipazione e alla responsabilità, ha rappresentato un’opportunità per sperimentare una didattica della storia attiva, interdisciplinare e centrata sullo studente. A questo link si può prendere visione del prodotto finale che è stato pubblicato su “storiaebambini”, un canale YouTube di didattica della storia (Rinauro, 2024).
Conclusioni
Il percorso laboratoriale, strutturato su una molteplicità di fonti storiche, ha integrato la dimensione cognitiva, operativa e relazionale. L’adozione di varie attività e stimoli è risultata idonea alle diverse modalità di apprendimento degli alunni presenti in classe. Il modello operativo adottato si è dimostrato efficace nel favorire lo sviluppo di competenze comunicative, capacità di sintesi, osservazione critica, costruzione dell’identità e della memoria. I risultati attestano la sua validità metodologica, rendendolo replicabile e adattabile a una pluralità di biografie e contesti. Il modello si configura, pertanto, come uno strumento didattico flessibile e trasferibile, in grado di valorizzare l’interazione dinamica tra storia e fonti, nel rispetto dei principi epistemologici della ricerca storica e delle specificità dei contesti educativi. Si auspica lo sviluppo di reti collaborative tra istituti scolastici, archivi storici e centri di ricerca, al fine di sostenere progettazioni condivise e durature per fare storia dell’antimafia a scuola.
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Risorse audiovisive
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Rinauro, G. (a cura di), Chi è Piersanti Mattarella?, in “youtube.com/@storiaebambini”, 7 febbraio 2024, url: http://youtube.com/watch?v=
L’autrice
Giovannella Rinauro è insegnante di scuola primaria e cultrice della materia nel settore scientifico disciplinare HIST-03/A presso l’Università degli studi di Enna Kore. È socia della Società italiana di didattica della storia (Sididast). Collabora con Storiaebambini, un canale di didattica della storia. Ha ideato e condotto laboratori di storia su Giuseppe Fava e Pio La Torre, oltre che percorsi centrati sulla storia locale, come il laboratorio sulle gelsominaie avolesi che ha ottenuto la menzione speciale Gender e public history alla VII Conferenza nazionale di public history.