Gabriela Mistral, poetessa dell'educazione

Murale di Fernando Daza in omaggio a Gabriela Mistral, Santiago del Chile. Foto di Ricardo Hurtubia. Licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic-

PDF: DOI 10.5281/zenodo.7574020

Abstract

Gabriela Mistral, “la maestra rural”, è un’educatrice ancora poco conosciuta nel panorama culturale internazionale. Eppure, andrebbe maggiormente approfondita e discussa la sua storia di donna che, dai contesti rurali più poveri del Cile del secolo scorso, ha costruito una pedagogia politica a difesa dei settori più fragili: donne, contadini, indigeni. Quest’articolo vuole quindi contribuire agli studi pedagogici su un’educatrice che arrivò a ricevere il premio Nobel per la poesia, e che rappresenta un esempio per l’impegno contro diseguaglianze e marginalizzazioni.

Parole chiave: Gabriela Mistral, educazione popolare, Latinoamerica, maestra rurale.

Gabriela Mistral, “la maestra rural”, is an educator still little known in the international cultural landscape. Yet her story as a woman who, from the poorest rural contexts of Chile in the last century, built a political pedagogy in defense of the most fragile sectors: women, peasants, and indigenous people, should be more deeply explored and discussed. This article is therefore intended to contribute to pedagogical studies on an educator who went so far as to receive the Nobel Prize for Poetry, and who is an example for her commitment against inequality and marginalization.

Keywords: Gabriela Mistral, Popular Education, Latin America, Rural Teacher.

 


Ci sono persone che non si adattano semplicemente alla Storia, ma ci entrano e non si nascondono di fronte alle sue contraddizioni. Entrando in conflitto con la Storia – con i suoi aspetti più violenti di diseguaglianze e discriminazione - trovano la forza per reinventarla lasciandoci insegnamenti che si tramandano per generazioni. Con questo intendiamo dire che educatrici non vivono la Storia in senso passivo, ma in questa ricerca e volontà di partecipazione, lasciano eredità culturali e forniscono insegnamenti ai posteri. Questo è proprio il caso di una maestra rurale, poetessa, femminista e pensatrice politica che adotta il nome Gabriela Mistral. Non era certo tipo da rassegnarsi ad accettare l’ingiustizia, l’isolamento, la disuguaglianza e l’oppressione. Ha, al contrario, difeso instancabilmente, per tutta la vita, i popoli indigeni, le donne contadine e le identità latinoamericane. Si è impegnata nella lotta per l’istruzione pubblica obbligatoria e la parità di diritti per le donne soprattutto nel suo paese, il Cile. Educatrice visionaria, ma concreta e con i piedi per terra, ha contribuito a formulare una pedagogia critica fondata sull’azione ed espressa in un linguaggio concreto, politico e al tempo stesso simbolico e poetico. Ecco perché ci piace definirla “poetessa dell’educazione”.

Abbiamo detto, all’inizio, che ha adottato il suo nome: Gabriela Mistral è, in realtà, uno pseudonimo che riflette il suo amore profondo per la poesia. Deriva dai nomi di due poeti che lei stessa racconta di aver ammirato molto: Gabriele D’Annunzio e Frédéric Mistral. Suo padre, un insegnante, l’ha abbandonata quando aveva tre anni. Lucila Godoy y Alcayaga – il suo vero nome – nasce nel 1889 nella piccola località rurale di Vicuña in Cile. È stata cresciuta da sua madre, sua nonna e sua sorella, anche lei insegnante, che l’ha avviata al campo dell’educazione. Mistral ha mosso i primi passi come assistente didattico, poiché all’epoca era difficile trovare insegnanti pienamente qualificati in Cile, soprattutto nelle zone rurali e isolate. Fin dai suoi primi passi come educatrice, ha espresso la sua indignazione per le restrizioni ed oppressioni culturali del suo tempo. Questo senso di indignazione sarà al centro del suo pensiero sociopolitico e della propria pratica educativa. Era una donna di fede, una devota cristiana, che però spesso si trovava in contrasto con la cultura cattolica romana ufficiale. La sua poesia non piaceva agli uomini potenti perché era ritenuta pagana, socialista e popolare. Questo è uno dei motivi per cui era spesso ai ferri corti con la gerarchia cattolica e il potere che esercitava sul popolo. Questa élite di potere deve aver avuto difficoltà a immaginare che una donna, di origine meticcia, povera e proveniente da zone isolate e lontane da ambienti culturali di spicco, sarebbe diventata, nel 1945, la prima destinataria del Premio Nobel per la letteratura dell’America Latina. Le è stato conferito questo onore, tra le altre cose, per aver messo in primo piano le lingue dei contadini indigeni nella sua scrittura, aprendole a quella che può essere ampiamente definita la sfera pubblica. È una caratteristica che in seguito sarà condivisa con il suo amico personale e ammiratore, come secondo destinatario del Premio Nobel per la letteratura nella storia del Cile: Pablo Neruda.

Ciò che metteva a disagio gli ambiti del potere del pensiero di Gabriela Mistral non era solo il suo femminismo, la difesa dei contadini e degli indigeni, ma soprattutto il modo in cui interpretava il suo essere donna, il posizionarsi continuamente confrontandosi con le contraddizioni più profonde che laceravano la società cilena, in una prospettiva intellettualmente onesta, autentica e per questo scomoda. Questa lettura politica della realtà sociale del suo Paese si traduce in una pratica educativa costantemente incentrata sui diritti dei più svantaggiati, esclusi e dimenticati, insomma le principali vittime di una politica dello sfruttamento. La sua sensibilità si sposa con un pensiero politico e un’epistemologia latino-americana ispirata agli insegnamenti e alla produzione letteraria del venerato poeta cubano José Martí. Mistral scriverà che tutto il suo pensiero è in segno di gratitudine e del suo amore per Martí, per l’autore che vive in lei: gratitudine per l’ispirazione che ha fornito per il suo lavoro e il grande carisma rivoluzionario che José Martí, un figlio d’America, ha esercitato sul suo pensiero (Mistral, 2017b).

Gabriela ha sicuramente coltivato un profilo poco ortodosso e alquanto inquietante per un sistema educativo che, a cavallo del XX secolo, era segnato da discriminazione, razzismo ed esclusione sociale, di classe, genere ed etnica. Queste condizioni persistono fino ai giorni nostri, nonostante il senso di speranza, instillato in coloro che nutrivano idee di una società egualitaria e che hanno portato al breve triennio di governo (1970-1973) guidato dalla coalizione Unidad Popular di Salvador Allende. Mistral morì tredici anni prima, risparmiandosi così la feroce frantumazione di questa speranza segnata dal colpo di Stato dell’11 settembre 1973, che ha colpito molti di coloro che contribuirono a generarla.

All’inizio del secolo scorso, il Cile era diviso tra cattolici-conservatori e laici-progressisti. Mistral però non si è mai adattata a questa dicotomia. Il suo essere cristiana sposò posizioni che avevano forti sfumature socialiste e femministe. Nei primissimi anni della sua vita pubblica, precisamente nel 1906, scrisse un articolo che fece scalpore nella chiesa cattolica. Sotto il titolo “L’istruzione delle donne”, l’articolo chiedeva una ristrutturazione del sistema educativo nel campo del genere. Criticava severamente l’idea, il discorso normalizzante, per cui le donne avessero bisogno solo di un’istruzione per gestire la casa e prendersi cura dei propri figli. A suo avviso, l’educazione, come sistema formale, doveva essere profondamente rinnovata e ciò era possibile solo attraverso una riconcettualizzatine del genere, delle relazioni di potere, della famiglia, della società e della scuola stessa. Il sistema educativo difeso dalla Mistral richiedeva una rivoluzione in base alla quale le donne dovevano essere pienamente istruite, e questo cambiamento di paradigma doveva essere universalmente accettato da tutta la società – senza fazioni o settarismi. Al fine di preparare le donne in un mondo che allarghi gli orizzonti e le possibilità future, non limitate al matrimonio e alla cura della casa, Mistral ha sostenuto con veemenza e fatto pressioni per un ripensamento dell’istruzione. Lo ha concepito in modo più olistico collegandolo ad altri domini sociali, dall’economia alla politica. Ciò dimostra la sua consapevolezza che l’istruzione non è una variabile indipendente, ma una componente cruciale di un processo che comporta una gamma più ampia di aree interconnesse. Ha sostenuto – quindi - un approccio integrato. Sentiva che questo approccio avrebbe impedito l’ulteriore inganno della donna attraverso la falsa nozione di “protezione”, provocata dai matrimoni combinati, o peggio ancora, per riprodurre le sue stesse parole, “la vendita della propria dignità”.

La sua era una visione femminista molto critica per il ripensamento dell’organizzazione sociale e politica senza cui l’emancipazione delle donne non avrebbe trovato ruolo. Riferendosi al movimento femminista, scriverà che, come altrove, manca la colonna vertebrale per cui non esiste organizzazione che ispiri sufficiente fiducia alle lavoratrici, impiegate, insegnanti, dottoresse un reale impegno politico. In Cile, afferma, il femminismo a volte è più espressione di sentimentalismo femminile, perfettamente invertebrato come una spugna che galleggia in un liquido innocuo, che qualcosa di robusto. Spiega che, nel suo paese d’origine, ci sono più sfoghi emotivi che idee, più cattivo lirismo che sani concetti sociali anche se un minimo di buon senso spesso si fa strada come un lampo. Afferma che c’è legittimità nelle aspirazioni, purezza di intenzioni, al limite del fervore mistico, che consente alle donne interessate di ottenere rispetto, ma sostiene che c’è una generale mancanza di acume nelle più ampie questioni sociali (Mistral, 2015a, p. 40).

A causa del suo pensiero critico, ha trovato grandi difficoltà ad affermarsi all’inizio della sua carriera. Ciò includeva il tentativo di iscriversi alla Scuola di formazione per insegnanti (Escuela Normal). Ha lasciato la scuola presto ma si è impegnata nell’apprendimento autodiretto. La generale carenza di insegnanti specificamente istruiti/formati in Cile, soprattutto nelle zone rurali, le permise, nel 1910, quando aveva 21 anni, di iniziare a lavorare in un liceo femminile. Attratta dall’educazione rurale, in un momento in cui la causa indigena non era oggetto di molti dibattiti, ne discusse esplicitamente e con veemenza i contenuti politici e culturali. Era un periodo in cui le contadine erano viste solo strumentalmente e in relazione al lavoro. Ecco perché la Mistral parlava apertamente di e alle donne rurali nel senso di liberazione culturale. Parlava delle contadine come di persone che avevano bisogno di emanciparsi attraverso la lettura, la scrittura, la scuola e l’istruzione. Questa è la pietra angolare del lavoro di Gabriela Mistral. La questione dell’educazione nasce dalla sua riflessione sul femminismo e la difesa degli esclusi sociali. Si fondava su temi così importanti come la questione rurale e la lotta per una riforma agraria, quest’ultima una lotta perenne e mai compiuta nella storia dell’America Latina.

Mistral ha affrontato le problematiche dell’educazione rurale in un discorso del 1954 all’ONU in cui fa luce sulle piccole comunità senza scuole. Rivela che si vive, in quelle zone, senza alcun apprendimento formale. Spiega che i genitori non mandano i figli nelle scuole delle località limitrofe non solo per il tempo impiegato viaggiando a piedi, ma anche per i pericoli che si possono incontrare lungo il cammino. Questo ricorda la situazione delle ragazze rimaste lontane dalla scuola di Barbiana diretta da don Lorenzo Milani; i genitori temevano potenziali pericoli durante il viaggio. Mistral raccomanda che, in queste situazioni, ci sia bisogno di scuole itineranti che si spostino di località in località impartendo un minimo di istruzione: leggere, scrivere, far di conto. Afferma che le persone che vivono nelle aree rurali isolate e più povere mostrano un grande interesse per le scuole itineranti e rispondono con entusiasmo alla loro presenza. Sempre consapevole delle “situazioni limite” di un pragmatismo che non elude mai gli aspetti strutturali – anche economici - sosteneva che queste scuole avevano il vantaggio di essere a basso costo per il governo. Non c’è bisogno di un luogo fisso, basta che il clima sia favorevole e le lezioni si svolgano in spazi aperti. Nel progetto tutti i governi comunali, anche i più poveri, avrebbero contribuito e lo stesso gruppo di educatrici avrebbe tenuto lezioni in aree diverse. L’insegnante itinerante – profilo disegnato in modo visionario dalla Mistral - dovrebbe incarnare lo spirito di una persona in missione, e preferibilmente provenire da zone rurali in modo da avere un’esperienza quotidiana diretta dei luoghi e dei contesti in cui interviene. Esponendo gli elementi fondamentali di quella che può essere identificata come ‘educazione popolare’ nella versione latino-americana ampiamente trattata nel suo lavoro, Mistral consiglia che, poiché i bambini aiutano i genitori nel lavoro dei campi durante il giorno, queste lezioni si tenessero la sera.

Il senso sociale delle scuole itineranti, aggiunge Mistral, è che mediante la lezione serale si raggiungono i settori della popolazione che soffrono per esclusione e marginalizzazione, per povertà economica e educativa: i contadini analfabeti, le donne, gli indigeni. La sua raccomandazione era che l’educazione rurale avesse anche grandi slanci di innovazione e che il lavoro di alfabetizzazione fosse integrato da proiezioni cinematografiche (cineforum) e canti corali. Affermava che il canto e il cinema animano il processo lavorativo e sono fonte di divertimento contadino (Ivi, pp. 313-314): si tratta di proposte particolarmente all’avanguardia considerando il periodo storico in cui l’audiovisuale non era certamente così diffuso come oggi. La sua passione per i mezzi di comunicazione in generale, e per il cinema in particolare, è testimoniata dall’invito che riceverà nel 1926 da parte del Consiglio della Società delle Nazioni a integrare con un ruolo di spicco il consiglio di amministrazione dell’Istituto Cinematografico Educativo Internazionale a Roma.

Da queste proposte concrete sulle scuole itineranti emerge un profilo della maestra rurale Gabriela Mistral in grado di anticipare riflessioni, ormai all’ordine del giorno nell’educazione rurale e popolare dei movimenti sociali subalterni come il Movimento dei contadini Senza Terra (MST) (es. Tarlau, 2019). Il suo profilo di insegnante rurale si interseca con la pratica di scrittrice e giornalista e di grande pensatrice politica dell’educazione. Come detto, Gabriela Mistral ha precorso i tempi anche per aver dedicato grande attenzione ai diversi mezzi di comunicazione – radio, cinema e televisione – in un periodo in cui le loro potenzialità non erano ancora ampiamente conosciute o apprezzate. Se era sorprendente che Raymond Williams, vivendo in una società altamente sofisticata come quella britannica dell’epoca, mettesse in primo piano le potenzialità dei mass media, dovrebbe essere ancora più significativo che un intellettuale dell’America Latina rurale facesse lo stesso anche prima di Williams. Gabriela è un profilo di intellettuale femminista, organica e pubblica, il cui pensiero è da inserire nel campo della poetica della resistenza latino-americana insieme a José Carlos Mariátegui (La Chira), Simón Rodríguez, Simón Bolívar, José Martí, Paulo Freire, oltre a José Vasconcellos, altro grande educatore, scrittore e, politico latino-americano con cui Mistral ha avuto un’amicizia diretta, anche se Vasconcellos è stato criticato per non aver incentivato la cultura del popolo Indigeno, un popolo che, credeva, si poteva mesticizzare con una specie  di intervento missionario educativo di stampo eurocentrico (Manrique,  2016). Vasconcellos, come Ministro dell’Istruzione del Messico sotto la presidenza di Álvaro Obregón (1920-1924), invitò Gabriela Mistral come consulente e collaboratrice. Con Vasconcellos, l’educatrice cilena promosse l’educazione popolare e attirò in Messico educatori e artisti eccezionali. Ha contribuito a creare numerose biblioteche popolari e rurali, dipartimenti di belle arti, scuole, biblioteche pubbliche e archivi. Ha rinnovato la Biblioteca Nazionale e diretto un programma editoriale di massa con opere classiche di autori diversi. Fondò la rivista El Maestro, promosse le missioni scolastiche e rurali e contribuì a organizzare la prima fiera del libro del Paese. Ciò invita a paralleli con l’ondata culturale della Spagna durante la Seconda Repubblica, quando Federico Garcia Lorca e Eduardo Ugarte come leader di La Barraca (la compagnia teatrale universitaria itinerante) furono direttamente coinvolti in una missione politico-culturale molto simile.

In collaborazione con Vasconcellos, Gabriela Mistral ha mostrato il suo coraggio come educatrice. Ha contribuito a progetti culturali di emancipazione femminile, promuovendo la lettura per le donne. Attraverso l’aiuto di mezzi di comunicazione come la radio, una fonte fondamentale di istruzione nelle aree rurali e isolate di tutto il mondo, ha contribuito ad implementare la diffusione dell’alfabetizzazione tra migliaia di contadini, fondando le scuole serali, con educatori dediti all’insegnamento tra le classi popolari.

Riferendosi sia a Simon Bolívar che a José Martí (Martí, 2001) Gabriela Mistral ha esortato l’America Latina a non imitare l’Europa, cioè a non diventare immagine speculare dei colonizzatori. Ha affermato con coraggio che l’America Latina era unita da due fattori importanti, la lingua donata da Dio e il dolore che le ha portato il Nord America. Ha difeso la cultura meticcia minata non solo dalla violenza coloniale ma anche dallo spettro del nazifascismo che cresceva a ritmi allarmanti in Europa. Ha affermato che l’America Creola era stata offesa e sfidata dal giorno in cui la Germania ha lanciato migliaia di copie del libro più anti-sudamericano esistente: Mein Kampf. Affermava che la negazione dei meticci, che popolano mezza America, non era mai stata pronunciata prima con tanta arroganza e ignoranza come con la propaganda di Hitler. Ha affermato che coloro che hanno elevato al rango di “Sacra Scrittura” l’immondo progetto nazista, hanno aggiunto espressamente il danno alla beffa inflitto ai popoli meticci dal Fuhrer e la sua folle necrofilia della razza pura. (pag. 205). Per la sua chiara impostazione antifascista emersa anche da queste posizioni, Gabriela Mistral non poté esercitare, nel 1932, in piena epoca fascista - il ruolo di Console in Italia.  E ha fatto bene perché anche il governo di Mussolini – con il tacito assenso della Chiesa Cattolica - stava per introdurre le leggi razziali in Italia, dando un’impronta nazionalista e xenofoba, nel definire che cosa sia essere italiano/a. Non avrebbe sopportato questo uso di marco etnico-razziale della stessa fede religiosa al quale apparteneva. Qualsiasi incarico diplomatico in una Italia con un governo ‘nazi- fascista’ sarebbe stato insostenibile.

D’altronde, va detto che la sua visione dell’educazione in America Latina non era affatto romantica, semplicista o ingenua. Gabriela Mistral costruisce, infatti, una prospettiva politica che si riferisce continuamente ai rapporti sociali ed economici allora esistenti (probabilmente tuttora persistenti). Qui sta la sua grandezza: da un lato fornisce un linguaggio poetico sublime, ricco di metafore e profonde sensibilità, dall’altro radica una visione politica rigorosa e complessa, poiché comprende le situazioni non nella loro immediatezza ma nel loro contesto storico-critico all’interno di una più ampia costellazione di relazioni sociali e strutturali. Ad esempio, riferendosi al Cile, riteneva essenziale una riforma agraria che servisse da esempio per altri paesi. Affermava che se il Cile si fosse dimostrato capace di realizzare una vera riforma (per vera intendeva una riforma portata avanti con grande coraggio e senza timori, una riforma che sarebbe durata cinquanta e non cinque anni), l’esempio sarebbe stato ripreso da altri paesi agrari dell’America Latina (“... quale paese non è agrario?” si chiede). Affermava che, pur ritenendo necessaria la riforma, alcuni la temevano anche per l’impegno di opere civili di proporzioni massicce (2015 a p.113). Naturalmente c’era anche la Dottrina Monroe da non sottovalutare, come il suo compatriota, Salvador Allende e molti cileni avrebbero scoperto, a costo della propria vita, decenni dopo.

La vita pubblica di Gabriela Mistral è caratterizzata, da un lato dalla sua preoccupazione per le politiche educative e dall’altro per un ideale culturale fondato diritti e la difesa delle minoranze, l’emancipazione delle donne, il cristianesimo, la Nueva Escuela e il pensiero critico latino-americano. Queste erano le molte ispirazioni e sfaccettature dell’impegno sociale di un insegnante e intellettuale politica con una passione divorante per la giustizia sociale.

Il suo interesse per la questione femminili è direttamente legato al processo politico-elettorale: nel testo “El Voto Femenino” scritto nel 1928, Gabriela si riferisce amaramente alla Francia che ha negato alle donne il diritto di voto; polemizza contro il gruppo politico a cui si sentiva vicina – composto da socialisti e radicali – per non essere stato coerente con i principi che lo avrebbero dovuto caratterizzare. Non mettevano i loro soldi dove è la loro bocca, sostiene la poetessa cilena: difendono verbalmente il suffragio femminile quando sono all’opposizione e poi rinnegano la loro promessa una volta al governo. La posizione di Mistral va oltre il diritto al voto delle donne, perché sottolinea l’importanza della partecipazione integrale al processo politico, che include il diritto a candidarsi e ad essere votate. Altrimenti le donne avrebbero votato solo per gli uomini, rimanendo in una posizione subalterna, praticamente prive di diritti politici.

Negli anni ‘30 si formò in Cile il Frente Popular che univa comunisti, socialisti, sindacati e Partito radicale e portò l’amico personale di Mistral, Pedro Aguirre Cerdá, avvocato e educatore, a diventare presidente. Il suo slogan era Gobernar es Educar! Il Fronte Popolare contava sul sostegno di intellettuali come Pablo Neruda. Gabriela Mistral ha partecipato attivamente al programma politico del Fronte Popolare che ha promosso l’istruzione pubblica e la scuola oltre a fornire opportunità di impiego agli insegnanti. Come per la situazione in Messico, questo sviluppo politico ha offerto a Mistral una grande opportunità per realizzare molte delle sue idee. Vi erano incluse idee riguardanti un’educazione che non sarebbe stata una copia carbone di modelli stranieri e coloniali, ma sarebbe emersa e avrebbe risposto alle realtà del paese, quindi un’educazione popolare e anticoloniale.

Come si evince dalle sue idee e dai suoi scritti, Gabriela Mistral ci fornisce un pensiero politico concreto e analitico che prende in prestito parole e metafore dalla poesia e l’immaginazione, elemento che l’avvicina nello spirito e nell’orientamento educativo alla successiva educatrice e filosofa statunitense, Maxine Greene (1995). Mistral esalta l’immaginazione in uno dei suoi ultimi testi “Imagen y palabra en la educación”. Scrive che “tutti i primi anni dell’infanzia sono ricchi di immaginazione, anche se ci sono molti padri e insegnanti che non lasciano molto spazio ai voli della fantasia e che anzi vi si oppongono. Quando si dice loro che la fantasia tra i bambini è qualcosa di positivo, che è un bene che essi possano inventare storie, elemento importante nel loro sviluppo psicofisico, e nella loro vita, loro (padri e insegnanti) esprimono dubbi e non credono in tutto questo”.

Grande ed efficace comunicatrice sociale, il cui linguaggio era impreziosito da vivide metafore, con pazienza e tenacia, Mistral diverrà infine un importante punto di riferimento internazionale anche a livello diplomatico: Consigliere dell’Istituto Internazionale di Cooperazione Intellettuale nel 1920; Console nel 1932, prima donna cilena ad essere nominata a questo incarico; Membro Onorario della Società Panamericana del Brasile nel 1937; Premio Nobel 1945, già citato; vincitore del Premio di Letteratura nel 1951; nella sua qualità di Console a New York, rappresentò il Cile, nel 1953, all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. La maestra rurale è passata dalla povertà, nell’entroterra del suo paese, ad essere una grande educatrice critica non solo all’interno dei confini delle diverse scuole per emarginati e poveri, ma nella più grande arena pubblica, sia nazionale che internazionale, lasciando il segno tra diverse aree rurali e urbane e tra le tante altre persone le cui vite ha incontrato. Ha anche lasciato un’eredità culturale per l’educazione popolare e alla giustizia sociale in diversi paesi, come il suo Cile e il Messico, e in importanti forum internazionali, in particolare quelli collegati alle Nazioni Unite. Non certo un’educatrice che amava scendere a compromessi, Gabriela Mistral si colloca con Paulo Freire come una delle più grandi voci di emancipazione umana emerse dall’America Latina. Come Freire, il suo senso di emancipazione si esprimeva principalmente attraverso l’educazione, collegata ad altri settori.

Nessuno meglio di lei può esprimere il senso poetico e politico della sua pedagogia. La Maestra Rural – poesia scritta nel 1916 e che per molti versi rappresenta un suo manifesto biografico e culturale:

 

La Maestra era pura. “Los suaves hortelanos”, decía,
“de este predio, que es predio de Jesús,
han de conservar puros los ojos y las manos,
guardar claros sus óleos, para dar clara luz”.

La Maestra era pobre. Su reino no es humano.
(Así en el doloroso sembrador de Israel.)
Vestía sayas pardas, no enjoyaba su mano
¡y era todo su espíritu un inmenso joyel!

La Maestra era alegre. ¡Pobre mujer herida!
Su sonrisa fue un modo de llorar con bondad.
Por sobre la sandalia rota y enrojecida,
tal sonrisa, la insigne flor de su santidad.

¡Dulce ser! En su río de mieles, caudaloso,
largamente abrevaba sus tigres el dolor!
Los hierros que le abrieron el pecho generoso
¡más anchas le dejaron las cuencas del amor!

¡Oh, labriego, cuyo hijo de su labio aprendía
el himno y la plegaria, nunca viste el fulgor
del lucero cautivo que en sus carnes ardía:
pasaste sin besar su corazón en flor!

Campesina, ¿recuerdas que alguna vez prendiste
su nombre a un comentario brutal o baladí?
Cien veces la miraste, ninguna vez la viste
¡y en el solar de tu hijo, de ella hay más que de ti!

Pasó por él su fina, su delicada esteva,
abriendo surcos donde alojar perfección.
La albada de virtudes de que lento se nieva
es suya. Campesina, ¿no le pides perdón?

Daba sombra por una selva su encina hendida
el día en que la muerte la convidó a partir.
Pensando en que su madre la esperaba dormida,
a La de Ojos Profundos se dio sin resistir.

Y en su Dios se ha dormido, como un cojín de luna;
almohada de sus sienes, una constelación;
canta el Padre para ella sus canciones de cuna
¡y la paz llueve largo sobre su corazón!

Como un henchido vaso, traía el alma hecha
para volcar aljófares sobre la humanidad;
y era su vida humana la dilatada brecha
que suele abrirse el Padre para echar claridad.

Por eso aún el polvo de sus huesos sustenta
púrpura de rosales de violento llamear.
¡Y el cuidador de tumbas, como aroma, me cuenta, las
plantas del que huella sus huesos, al pasar!

 

Adrienne Joyce Wood Royo (2007) in un ottimo lavoro di dissertazione rilegge la poesia di Gabriela Mistral delineando le otto qualità che l’insegnante rurale dovrebbe avere. È per molti versi – questa poesia - un riferimento morale per l’insegnamento nelle zone rurali e per l’educazione in senso ampio. Per Mistral, afferma Royo (2007, p. 76), queste qualità “…considerate essenziali in un grande maestro rurale” sono “1) purezza; 2) povertà; 3) spirito ottimista; 4) comportamento dolce; 5) umiltà; 6) capacità di facilitare la conoscenza; 7) fiducia in Dio; 8) chiara visione della propria missione”. Questi otto punti sono racchiusi nell’ultima strofa in cui Mistral sottolinea che l’impatto lungo e duraturo di un buon insegnante si estende anche oltre la sua stessa vita e risiede nei semi che l’insegnante rurale pianta nei suoi studenti e che si trasmettono alle generazioni future.

Gabriela Mistral - muore il 10 gennaio 1957. Il suo spirito vive nella sua poesia, negli scritti su diversi argomenti sociali, la lotta per l’emancipazione tra le donne latinoamericane e altri gruppi emarginati, per un’educazione critica e per la giustizia sociale.

Come dice Royo (ibid, p. 75), “coloro che ha istruito possono ancora venire presso la sua tomba e continuare a trasmettere la sua educazione alle generazioni future, mentre portano la polvere dei suoi resti sulla pianta dei loro piedi ovunque desiderino” e ancora “el cuidador de tumbas, como aroma, me cuenta, / las plantas del que huellan, sus huesos, al pasar!” (il custode del cimitero mi dice che, passando, il profumo delle piante segna la presenza delle sue ossa!)

In effetti figli e figlie dell’America Latina traggono ispirazione dal senso poetico, politico e anche mistico di un cammino instancabile - volto a un’educazione critica e popolare emersa dalla lotta contro i soprusi coloniali e l’emarginazione - di una grande pensatrice politica, divulgatrice culturale, educatrice e raffinata poetessa: Lucila Godoy y Alcayaga – in arte Gabriela Mistral.

Bibliografia

Greene, M. Releasing the imagination. Essays on Education, the Arts and Social Change, Jossey-Bass San Francisco,1995.

Royo Wood, J. A. Gabriela Mistral. The Teaching Journey of a Poet. A PhD thesis submitted to the Faculty of the University of North Carolina at Chapel Hill, 2007.

Manrique, L. Dreaming of a cosmic race. Jose Vasconcellos and the Politics of race in Mexico,1920s-1930s. “Cogent arts and humanitiesVOL. 3, 2016.

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Mistral , G. Manuscritos: Poesía inédita. Garceta ediciones, Santiago del Cile, 2017a.

Mistral , G. La lengua de Martí y otros motivos cubanos, Lom ediciones, Santiago del Cile, 2017b.

Tarlau, R. Occupying Schools, Occupying land. How the Landless Workers’ Movement transformed Brazilian education, Oxford University Press, New York and Oxford, 2019.

 

 

Gli autori

Peter Mayo è professore ordinario e occupa la Catedra UNESCO presso l'Università  di Malta. Aurore di diversi saggi è direttore di “Convergence. An international adult education journal” ed ha fondato con Anne Hickling Hudson “Postcolonial Directions in Education”.

Paolo Vittoria è professore di Pedagogia generale e sociale presso l'Università Federico II di Napoli. Ha insegnato a lungo in Brasile presso l'Universidade Federal do Rio de Janeiro. Collabora con “il Manifesto” e altre testate nazionali e internazionali.