Le contraddizioni della COP 30 e le alternative dei popoli dell’Amazzonia

Educazione Aperta 19/2026

Dal1 10 al 21 novembre del 2025, si è tenuta nella città di Belém do Pará, in Brasile, la Conferenza delle Parti (COP) 30. L’evento, incentrato sui cambiamenti climatici, avrebbe dovuto promuovere la riduzione dell’aumento delle temperature a 1,5 °C e la transizione energetica (Instituto LACLIMA, 2026). L’aspettativa era di fare un passo avanti rispetto all’Accordo di Parigi del 2015, aumentando gli obiettivi dei Contributi Determinati a livello Nazionale (NDC) (COP 30 Brasile, 2025).

Diversi movimenti sociali, tuttavia, hanno evidenziato le contraddizioni dell’evento ancor prima del suo inizio, sottolineando soprattutto l’esclusione delle popolazioni quilombola2 e indigene dagli spazi di decisione (Sete, 2025). Alla COP 30, infatti, hanno partecipato soprattutto soggetti estranei al territorio, che hanno interessi molto controversi: per esempio, oltre 1.600 credenziali per accedere alla zona blu – lo spazio ufficiale dei negoziati – sono state concesse a lobbisti del petrolio (INESC, 2025).

I movimenti sociali, inoltre, hanno portato l’attenzione su progetti come l’esplorazione petrolifera sul margine equatoriale alla foce del Rio delle Amazzoni; la costruzione dell’Avenida Liberdade, che attraversa comunità tradizionali nei pressi di Belém e che è stata impulsionata proprio con i fondi per la COP 30; la distruzione del Pedral do Lourenço, un’estesa formazione rocciosa di 43 km situata nel sud-est del Pará, a causa dei lavori per l’autostrada Araguaia-Tocantins; la legge del Marco Temporal, che stabilisce che i popoli indigeni possono rivendicare soltanto le terre a loro già formalmente attribuite il 5 ottobre del 1988 – data della promulgazione dell’attuale Costituzione – e che è stata giudicata anticostituzionale dal Supremo Tribunale Federale.

Le contraddizioni dell’evento ufficiale hanno motivato la creazione di un incontro parallelo, la Cupula dos Povos, in cui organizzazioni di base provenienti da vari luoghi del Brasile e del mondo si sono riunite, per discutere e confrontarsi sulle lotte che conducono nei propri territori per la difesa dell’ambiente. Nell’ambito della Cupula dos Povos, la Centrale Sindacale e Popolare (CSP) Conlutas ha promosso una tavola rotonda con i protagonisti di diverse lotte, che, oltre a contestare le limitazioni dell’accesso agli spazi ufficiali della COP 30, hanno denunciato molteplici violazioni dei diritti umani e hanno raccontato la loro resistenza.

Nello specifico, l’iniziativa, intitolata La COP 30 è un meccanismo del capitale per legittimare la distruzione dell’Amazzonia e del pianeta, si è svolta il 13 novembre nell’auditorio dell’Istituto di Scienze Sociali e Applicate dell’Universidade Federal do Pará (UFPA). Ha dato voce a testimonianze molto incisive di leader di movimenti urbani e contadini, che quotidianamente affrontano le minacce del grande capitale, subendo varie forme di persecuzione, che vanno dall’isolamento, dall’invisibilizzazione e dalla criminalizzazione fino all’assassinio. Lo scopo della tavola rotonda, pertanto, era dare visibilità alla loro attività e rafforzare la solidarietà tra la popolazione. Di seguito vengono illustrati i punti chiave delle relazioni che hanno presentato.

Osmarino Amâncio è compagno storico di Chico Mendes e continua a portare avanti le sue battaglie al fianco dei raccoglitori di gomma nello Stato dell’Acre. Nel suo intervento ha sottolineato che la difesa dei diritti dei lavoratori e della foresta contro l’espansione del capitale continua a essere prioritaria ma è necessario auto-organizzarsi, in un contesto ancora profondamente segnato dalla violenza. La tutela della polizia, infatti, non si è rivelata sufficiente per salvaguardare la vita di Chico Mendes, pertanto l’organizzazione di base è fondamentale anche per proteggere i leader.

Erasmo Theófilo è un militante contadino di Anapu – un’altra regione ad alta conflittualità, in cui nel 2005 è stata uccisa la missionaria statunitense Dorothy Stang. Erasmo è stato vittima di più di un tentativo di assassinio da parte di uomini armati al servizio dell’agroindustria, perciò ha dovuto lasciare il suo territorio e la sua famiglia. Nel suo discorso, ha denunciato il persistere della violenza nelle campagne amazzoniche e la complicità dello Stato rispetto all’accaparramento delle terre e all’espansione dei latifondi.

Jeterino Francisco da Silva, attivo nello Stato del Pernambuco, ha fatto eco all’intervento di Erasmo, evidenziando che la violenza dei grandi proprietari non è un fenomeno isolato in Amazzonia, ma è parte di una struttura nazionale di concentrazione della terra. Pertanto, la lotta per la riforma agraria continua a essere essenziale.

In difesa di questa bandiera si è schierato anche Ricardo Terra del Movimento Nazionale di Lotta nelle Campagne (MNL), che ha messo a nudo le contraddizioni dell’assegnazione statale di terreni all’agroindustria che incrementa la deforestazione, mentre ai piccoli produttori viene negato l’accesso alla terra per produrre e mantenere i propri figli.

I popoli originari sono stati rappresentati da Raquel Tremembé, una donna indigena del Maranhão, che ha messo il dito nella piaga del Marco Temporal – un progetto di morte che spiana la strada all’appropriazione dei territori indigeni a opera del capitale. Si è espressa contro l’esclusione dei popoli indigeni dai dibattiti centrali della COP 30, che ribadisce la loro invisibilizzazione storica.

Claudio Castro, invece, è leader di una comunità situata nei pressi del fiume Moju. Ha raccontato che la sua comunità si è organizzata per denunciare i conflitti legati allo sfruttamento illegale della ghiaia dell’alveo del fiume. Le denunce, tuttavia, erano state ignorate dalle autorità in un primo momento e non avevano dato seguito a ulteriori indagini. La sua insistenza nel registrare le denunce ha comportato il suo allontanamento dal territorio a causa di minacce di morte.

Rosa Gregória, raccoglitrice di noci di babaçu, ha evidenziato la resistenza delle donne che difendono l’uso collettivo dei palmeti di babaçu di fronte all’avanzata dell’agrobusiness. È importante sottolineare che pochi giorni prima dell’inizio della COP 30 è stata diffusa la notizia dell’omicidio di due raccoglitrici di noci di babaçu nel sud-est del Pará.

Sul versante delle lotte urbane è intervenuta Sueidy Marília Ferreira, componente del movimento delle madri contro la violenza della polizia e madre di un giovane, Davi, che è stato assassinato dalla polizia mentre tornava a casa. Ha messo in luce le molteplici espressioni della violenza statale, che si scaglia con particolare ferocia contro la gioventù povera e nera.

Dany Brito, dirigente del sindacato dei lavoratori edili di Belém, ha fatto riferimento al loro sciopero vittorioso condotto poco prima della COP 30. Lo sciopero era stato motivato dalla disparità tra i profitti assurdi e la speculazione immobiliare che rimangono dopo la COP 30 e la misera proposta di adeguamento salariale (5,00 reais) avanzata dai datori di lavoro ai lavoratori impegnati nella costruzione delle grandi opere. 

Le analisi condivise durante la tavola rotonda mostrano che, al di là della retorica ufficiale, la COP 30 non ha presentato nessuna reale proposta per superare la crisi climatica, tenendo conto delle prospettive dei popoli indigeni, delle comunità tradizionali e della classe operaia. In questo quadro, la resistenza in Amazzonia non è una scelta ma una necessità di fronte all’intensificarsi delle offensive del capitale. Le violenze, la criminalizzazione delle lotte, l’accaparramento delle terre, l’avanzata dell’agroindustria e dell’attività mineraria, i grandi progetti infrastrutturali riproducono dinamiche storiche di esclusione, al fine di sfruttare meglio le risorse naturali. Seppure a partire da luoghi diversi, le testimonianze sono unanimi nel mettere in luce le complicità dello Stato a favore dell’espansione capitalista in Amazzonia. Perciò l’auto-organizzazione di base nei territori è imprescindibile per proteggere la vita di chi si misura ogni giorno con queste minacce.

Più in generale, i discorsi convergono sulla necessità di superare le differenze tra situazioni specifiche, ricercando l’unificazione delle lotte. Come chiarito da Porto-Gonçalves (2006), infatti:

I limiti del localismo si rivelano qui, insieme alla consapevolezza che il luogo e la diversità non possono essere ignorati. Il divide et impera romano è lì per sfidarci nella ricerca dell’affermazione della differenza, dove ognuno si reinventa, reinventando l’insieme di relazioni che rende ciascuno ciò che è in questo sistema moderno-coloniale mondiale, segnato da ingiustizia, oppressione, incertezza e devastazione. La nuova configurazione sociale, segnata dal capitalismo, viene imposta attraverso tecniche e dispositivi sociali e politici che favoriscono lo sviluppo, come la privatizzazione della terra e l’appropriazione di risorse di uso comune, e ha generato conflitti violenti e l’espropriazione dei popoli tradizionali dai loro territori (p. 50).

Secondo l’autore, dunque, esiste una strategia orchestrata per mantenere i gruppi isolati. In contrapposizione a questo stato di cose, la tavola rotonda ha cercato di superare particolarità e distanze, per promuovere l’unità organica dei settori oppressi e sfruttati. Se, infatti, l’espansione capitalistica accomuna situazioni tra loro molto diverse, è essenziale ricercare l’unità anche nella lotta. Solo l’unità in Amazzonia e nel mondo, infatti, potrà permettere di affrontare effettivamente le conseguenze dei cambiamenti climatici, la cui radice risiede nel sistema economico, per porre fine alla violenza perpetrata contro i leader che difendono l’ambiente e i diritti dei popoli.

Riferimenti bibliografici

COP 30 Brasil, COP 30 aprova o Pacote Belém, in “COP 30 Brasil Amazônia Belém”,  23 nov 2025, url: https://cop30.br/pt-br/noticias-da-cop30/cop30-aprova-o-pacote-belem.

INESC (Instituto de Estudos Socioeconômicos), Sem participação, não há clima: a COP 30 precisa ouvir as ruas, in “INESC”, 20 nov. 2025, url: https://inesc.org.br/sem-participacao-nao-ha-clima-a-cop-30-precisa-ouvir-as-ruas/.

Instituto LACLIMA, Resumão da COP 30, in “LACLIMA”, 23 nov. 2025, url: https://www.laclima.org/publicacoes/resum%C3%A3o-da-cop-30.

Porto-Gonçalves C.W., De saberes e de territórios: diversidade e emancipação a partir da experiência latino-americana, in “GEO-graphia”, 8(16), 2006, pp. 37-52, url: https://doi.org/10.22409/GEOgraphia2006.v8i16.a13521.

Seta I., Quilombolas denunciam exclusão do espaço de decisões na COP30, in “Agência Pública”, 6 nov. 2025, url: https://apublica.org/2025/11/quilombolas-denunciam-exclusao-do-espaco-das-decisoes-cop30/.

L’autrice

Rosiane Cristina Pimentel Pantoja è dottoranda presso il Programma di Post-Laurea in Agricolture Amazzoniche dell’Universidade Federal do Pará (UFPA), in Brasile. Lavora presso l’Istituto delle Terre del Pará (ITERPA), un organismo pubblico che ha l’obiettivo di garantire l’accesso alla terra ai piccoli produttori, favorendo sviluppo socioeconomico e ambientale. È membro del coordinamento nazionale della Centrale Sindacale e Popolare (CSP) Conlutas e militante del Partito Socialista dei Lavoratori Unificati (PSTU). Insieme ad altre compagne e compagni, ha fondato la libreria Casa Arari nella città di Belém do Pará.

1 Questo articolo è stato tradotto dal portoghese da Mariateresa Muraca.

2 Comunità afrodiscendenti, originariamente fondate da schiavi fuggitivi.