Numero 1 / 2017

Editoriale | Editorial

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Mentre la “Buona Scuola” voluta dal governo Renzi va a regime tra le polemiche e le contraddizioni, si moltiplicano le esperienze di autoriforma, per così dire, della scuola: sperimentazioni spesso isolate, minoritarie, quando non contrastate, che portano il segno di una diversa visione dell'insegnamento e dell'apprendimento. Due iniziative in particolare lo scorso anno sono riuscite a far emergere queste esperienze il cui comune denominatore è di essere “dal basso”: Tutta un'altra scuola, una festa organizzata dalla rivista “Terra Nuova” di Firenze, la cui seconda edizione si è tenuta a Vaiano (Prato) il 10 ed 11 settembre dello scorso anno, e Fuori Registro. La scuola che cambia dal basso, un convegno organizzato dalla Rete S:O.S. e dal CTI che si è tenuto a Bergamo il 28 e 29 ottobre 2016, ed i cui Atti pubblichiamo nella prima sezione di questo numero di “Educazione Aperta”. Una riflessione a più voci, non tutte convergenti, che offre un quadro se non esauriente, certo ampio di quello che si muove nella sperimentazione e nella riflessione di base nelle nostre scuole. Dall'alto, ossia dal Ministero, giungono da tempo, e in modo più insistito negli ultimi anni, alcune parole-chiave che intendono guidare il cambiamento del sistema scolastico italiano. Competenza, digitale, alternanza scuola-lavoro sono quelli che risaltano. Nella visione ministeriale, adattare la scuola ai tempi vuol dire passare da una didattica centrata sulle conoscenze ad una didattica per competenze, introdurre massicciamente l'uso del computer e di altri strumenti informatici e collegare la scuola al mondo del lavoro. Questa strategia trova spesso una forte opposizione negli insegnanti, che scorgono nell'enfasi sulle competenze e nell'alternanza scuola-lavoro, più che una apertura, un cedimento della scuola al mondo del mercato, con le sue logiche aziendalistiche e competitive, e il rischio di scindere la persona in dimensioni settoriali, mentre la centralità dell'informatica sembra mettere a rischio il rigore dello studio approfondito e sistematico, in favore di uno pseudoapprendimento divertente e disimpegnato. Obiezioni che condividiamo; ma pensiamo anche che sia possibile adoperare quelle stesse parole d'ordine in una direzione diversa, perfino eversiva. Lavorare per competenze può voler dire, ad esempio, far entrare nelle aule scolastiche il dialogo, il confronto, la riflessione comune sui problemi sociali e politici, ossia formare a quel pensiero critico che spesso è mito più che realtà nelle nostre scuole; l'alternanza scuola-lavoro, ben pensata, può diventare strumento efficace di formazione all'impegno sociale e anche politico; gli strumenti digitali, impiegati con buon senso e soprattutto con la guida di una riflessione pedagogica adeguata, possono favorire una didattica creativa. Importante è che si mantenga la scuola autonoma dal mercato e dal sistema delle certificazioni e si metta al centro la persona.

La riflessione a più voci sulla scuola raccolta nella prima parte del numero continua nelle altre sezioni, con gli interrogativi di Gambassi sul futuro della scuola nell'era tecnologica, l'articolo di Saccoccio sulla possibilità di ripensare a fondo la valutazione, la sperimentazione di Renato Palma per introdurre a scuola la “democrazia affettiva” e quella di Giampiero Monaca, maestro in una scuola primaria di Asti che tenta l'impresa difficile di insegnare nella scuola pubblica con una impostazione libertaria, l'analisi di Enrico Bottero sulla scuola come spazio pubblico, la proposta, da parte di Maurizio Parodi, di un “giuramento del docente”. Una ampia offerta di contributi, analisi, documentazioni di esperienze innovative che è guidata dalla convinzione che i docenti, sempre più inondati da incombenze burocratiche, progetti, riunioni spesso “kafkiane”, debbano ridiventare protagonisti di una scuola sempre più asservita a logiche estranee alle sue finalità educative, grazie ad una riflessione organica cui la nostra rivista intende contribuire fin da questo primo numero.

Mentre chiudiamo questo numero, comincia per gli Stati Uniti e per il mondo l'era Trump. Tra i primi atti del nuovo presidente c'è la ripresa della costruzione di un muro alla frontiera con il Messico, seguito da un blocco dell'immigrazione da diversi paesi islamici. Una presidenza che si annuncia all'insegna della chiusura, che con ogni probabilità favorirà anche in Europa le forze conservatrici, xenofobe, nazionaliste. Più che mai, è necessario lavorare per costruire occasioni di dialogo e di confronto ed approntare strumenti di rafforzamento della coscienza sociale. Un esempio di questo lavoro portato avanti nelle Isole Canarie è documentato da Daniel Buraschi, Francisco Amoraga Montesinos e Natalia Oldano. Una significativa testimonianza della rilevanza del pensiero e dell'esempio di Aldo Capitini, ai cui Centri di Orientamento Sociale l'esperienza si ispira. Ci affidiamo a queste esperienze, così come a tutte quelle presentate in questo numero, per non cedere alle tendenze politiche di chiusura e ribadire le necessità di costruire un’educazione aperta.