20.2026: Editoriale
Dieci anni (2017-2026), venti numeri
e una festa sullo Stretto
Con il titolo L’inchiesta sociale tra passato e presente, il numero 20 completa i primi dieci anni di attività di “Educazione aperta”. Se si sommano i cinque di “Educazione democratica” (2011-15), fanno quindici anni e trenta numeri.
Gli anniversari tondi devono servire a qualcosa. Nel nostro caso, vorremmo che il decennale fosse un’occasione per fare il punto della strada e immaginare il cammino futuro, possibilmente non da soli. Per condividere questo esercizio di immaginazione con chi legge la rivista e con le reti di impegno educativo e culturale in cui la Comunità di ricerca è radicata, abbiamo pensato di festeggiare il compleanno con un incontro conviviale.
La prima Festa di Educazione aperta si svolgerà a Messina e Reggio Calabria venerdì 5 e sabato 6 marzo 2027. Ci piacerebbe fosse un’occasione per trascorrere insieme del tempo di qualità, ragionando su alcuni temi che ci stanno a cuore con un po’ di lentezza in più rispetto ai ritmi che caratterizzano convegni scientifici e festival.
Il tema della festa è Linguaggi, pratiche, connessioni per attraversare questo tempo. Più volte in questi anni ci siamo interrogati sulla responsabilità di documentare senza cedere allo storytelling e sulle possibilità di costruire collettivamente conoscenza tenendo insieme efficacia euristica, riconoscimento reciproco e trasformazione sociale. La festa tornerà su queste domande affrontando temi diversi tenuti insieme da un filo comune: i linguaggi per esplorare e rappresentare la realtà, gli stili di lavoro che permettono di fare della ricerca una pratica democratica, la fatica di coltivare contesti ibridi, polifonici e orizzontali capaci di generare legami mutualistici e produttivi.
Il compito di una rivista o, almeno, il contributo che può offrire a chi la legge e la scrive passa anche, a nostro parere, dal tracciare e rendere leggibili pratiche di lavoro educativo e sociale che cercano di attraversare questo tempo ad occhi aperti – e, quando si può, inventare qualche occasione perché questi percorsi si incrocino, cercando insieme forme e linguaggi adatti a un lavoro comune. Una rete eterogenea, in buona parte radicata nell’area dello Stretto, sta prendendo forma in queste settimane per lavorare all’articolazione dei gruppi di lavoro che si alterneranno nelle due giornate. Nelle prossime settimane saranno pubblicate tutte le informazioni necessarie per partecipare.
Nell’attesa di incontrarci sullo Stretto a marzo 2027 vi invitiamo a seguire, attraverso il sito e i profili social della rivista, il percorso che ci porterà alla Festa.
L’inchiesta sociale tra passato e presente
La call for abstract sull’inchiesta sociale ha incontrato un interesse superiore alle nostre aspettative: non è stato semplice scegliere fra proposte numerose e interessanti, anche per la pluralità degli approcci disciplinari. Per questa ragione il Primopiano proseguirà anche nel numero di “Educazione aperta”, il 21, che uscirà ai primi del 2027.
In questo numero Alessandro D’Antone e Lavinia Bianchi aprono il percorso riflettendo sui fondamenti epistemologici dell'inchiesta pedagogica come pratica di ricerca critica, situata e trasformativa. Danilo Dolci, protagonista originale e discusso della tradizione dell’inchiesta sociale, è riletto da Giulia Gioeli e Leonardo Laterza nel suo rapporto con Manlio Rossi-Doria: dal confronto emergono analogie e differenze nel modo di intendere il rapporto tra conoscenza e cambiamento sociale. Luca Mozzachiodi ricostruisce il ruolo di Giovanni Mottura nella tradizione dell’inchiesta sociale, approfondendone il contributo al dibattito sull’agricoltura, il meridionalismo e l’operaismo alla luce di documenti d’archivio inediti.
L’opera di Alessandro Leogrande, probabilmente il più noto erede contemporaneo della tradizione d’inchiesta meridionalista, scomparso prematuramente quasi dieci anni fa, comincia da qualche tempo ad essere riletta e fatta oggetto di studi più sistematici; nelle prossime pagine Marco Patruno ne indaga l’intreccio fra il genere del reportage narrativo, la fedeltà alle categorie storiche della questione meridionale e l’intelligenza dei processi globali. Carla Roverselli allarga lo sguardo all’ambito mediterraneo e alle questioni di genere, mostrando l’approccio di Fatema Mernissi e Nawal El Saadawi all’inchiesta come strumento di svelamento del patriarcato, presa di parola delle donne e trasformazione culturale.
L’inchiesta giornalistica televisiva è al centro dello studio di Andrea Saputo, che individua ne La notte della Repubblica di Sergio Zavoli un punto di svolta nel rapporto tra servizio pubblico, memoria e formazione civile, mentre Giovanni Conelli presenta un’indagine etnografica sulle esperienze che, ispirandosi a El Sistema di José Antonio Abreu, propongono un modello comunitario di apprendimento e pratica della musica.
In chiusura, Valerio Ferrero torna sui fondamenti pedagogici dell’inchiesta sociale, mettendoli in dialogo con le prospettive decoloniali e rilanciandone l’attualità come pratica critica di conoscenza e trasformazione sociale.
In questo numero, inoltre
La sezione Esperienze e studi raccoglie quattro contributi accomunati dall’attenzione per le pratiche educative e formative in contesti diversi. Monica Dati e Azzurra Gasparo ripercorrono la storia delle espressioni artistiche della classe operaia italiana dagli anni Settanta a oggi, a partire dalla stagione delle 150 ore e delle esperienze culturali nate dentro e attorno ai luoghi di lavoro, mettendo in luce il valore pedagogico di pittura, fotografia, fumetto e altri linguaggi visivi come pratiche di autoformazione, costruzione di soggettività ed emancipazione. Enrico Ieroncic e Angela Ferraro riflettono, a partire da due esperienze di tutoraggio online rivolte a studenti con background migratorio, sulle potenzialità di un’educazione “in chiave minore”, capace di valorizzare le soggettività e i percorsi di apprendimento oltre i confini della scuola e della lingua. Lucia Forte affronta criticamente il tema dell’interrogazione non programmata, interrogandone le implicazioni pedagogiche, valutative e relazionali alla luce del rapporto tra autonomia docente, giustizia educativa e benessere degli studenti. Chiude la sezione Andrea Bignardi, che propone una riflessione sul contributo dell’educazione degli adulti alla formazione iniziale degli insegnanti, avanzando alcune ipotesi di revisione dell’attuale impianto dei percorsi abilitanti.
Le rubriche ospitano una serie di interventi, come di consueto, già usciti sul sito di “Educazione aperta”: fra questi segnaliamo in particolare l’intervista di Paolo Vittoria ad Antonia Darder sulla lotta per la democrazia negli Stati Uniti.