Editoriale
Difficile cominciare qualsiasi editoriale, nel momento che viviamo, senza un pensiero alla popolazione di Gaza. Non certo perché Gaza concentri tutta la violenza della terra, che al contrario – per usare un’espressione di Édouard Glissant (Il pensiero del tremore, Scheiwiller) – “trema ovunque” (p. 22), perché ovunque “l'umanità è sventrata, slavata, distrutta in diverse parti del mondo” (p. 90), ma perché è ormai impossibile negare la gravità dello sterminio di una popolazione che, dopo decenni di occupazione, è ora ridotta alla fame e massacrata quando cerca di rifornirsi di aiuti umanitari. È impossibile negarla perché è sotto gli occhi di tutti: passa sugli schermi dei nostri smarphone, alla televisione, nei podcast, o nei video di Tik Tok.
Ritorna alla mente il poema in yiddish Nella città del massacro (In Shchite-Shot), che Chaim Nachman Bialik scrisse dopo il terribile pogrom di Kishinev del 1903: per condurre l’uomo, nel cui petto batte “un cuore di ferro e acciaio, freddo duro e muro”, nella città devastata dal massacro: “devi vedere con i tuoi occhi, toccare con le tue mani...” (trad. Rosa Alessandra Cimmino, il melangolo). E seguono immagini terribili di morte e devastazione.
La differenza è che Bialik aveva bisogno di far ricorso a tutta la forza di poeta per smuovere l’indifferenza, mentre oggi abbiamo, appunto, le testimonianze fotografiche e perfino le immagini satellitari, che documentano e denunciano l’orrore di Gaza. Un orrore che sta avvenendo in diretta, sotto lo sguardo ora impotente, ora complice del mondo occidentale. Un orrore che si può definire genocidio? Il dibattito sembra girare tutto intorno a questa domanda. Se per noi è chiaro che sì, quello che si sta consumando sotto gli occhi di tutti è un genocidio, ci è anche chiara la trappola implicita nella domanda, che sposta la questione su un piano tecnico, perfino accademico; come se, nel caso in cui non fosse proprio genocidio, ma pulizia etnica o massacro, si potesse continuare. Mentre è urgente che Israele si fermi. E l’unica via per farlo è un’opinione pubblica che, senza nessun cedimento all’antisemitismo, ma anche senza lasciarsi ricattare dalla memoria della Shoa, denunci con forza la gravità inaudita di quello che sta accadendo a Gaza e ne chieda la cessazione immediata.
Dopo Auschwitz è stato fatto un lavoro importante, nel campo della filosofia e delle scienze umane, per cercare di capire la violenza, e soprattutto quella violenza cieca e al tempo stesso scientifica, in grado di mettere la tecnica al proprio servizio. E tuttavia sembra che si sia sempre al punto zero. Che la violenza più atroce sia una tentazione irresistibile, un richiamo cui, con le giuste condizioni storiche, gli opportuni condizionamenti, può cedere chiunque.
“È bene”, scriveva Simone Weil (Quaderni, Adelphi, vol. I, ), “ciò che dà maggiore realtà agli esseri e alle cose, male ciò che gliela toglie” (p. 199). L’uccisione è il male nella sua forma più evidente, ma è male anche la disumanizzazione, la negazione del valore dell’altro o la sua diminuzione, che dell’uccisione costituiscono la premessa. Urgente è comprendere le varie forme di disumanizzazione, in particolare quelle radicati nelle nostre visioni culturali, e promuovere ciò che dà realtà agli esseri e alle cose.
Il razzismo, di cui ci occupiamo nel corposo Primopiano di questo numero, curato da Cristina Breuza, Daniel Buraschi e Chiara Vanadia, è una delle forme di questa disumanizzazione, soprattutto se intrecciata con altre forme di violenza simbolica, come il maschilismo e l’abilismo.
Gli articoli delle altre sezioni trattano, come di consueto, temi eterogenei. Voci, echi e dialoghi, tuttavia, ospita un focus sulle Nuove Indicazioni Nazionali 2025. Scuola dell’infanzia e Primo ciclo di istruzione. Materiali per il dibattito pubblico, pubblicate a marzo, prendendo posizione contro la chiusura identitaria e la visione autoritaria della scuola che le caratterizza.
Ricordiamo che è possibile inviare un contributo per sostenere il lavoro totalmente indipendente e volontario di “Educazione Aperta”, che non riceve contributi pubblici né altre forme di sostegno fuorché le donazioni di chi la legge, seguendo le istruzioni disponibili a questo link: https://www.educazioneaperta.it/sostienici.html e ringraziamo di cuore tutte le persone che lo hanno già fatto.
Consegniamo questo numero estivo con un pensiero a Goffredo Fofi (1937-2025), per tanti e tante di noi fratello maggiore.