Tra le righe. Rubrica di letteratura per l'infanzia | Between the lines. Children's literature column
di Monica Tappa
Saggi che segnano e voci da ascoltare
Si chiama “T’inSEGNO” la nuova collana di saggi curata da Marco Vinicio Masoni pubblicata dalla casa editrice di Novate Milanese Fabbrica dei Segni (specializzata in testi di parascolastica per bambini e ragazzi BES e con DSA).
Masoni mette a disposizione la sua esperienza e le sue competenze per offrire a genitori e docenti nuovi strumenti per raggiungere l’ambizioso (e necessario) obiettivo della casa editrice di “offrire a tutti gli alunni, compresi quelli che hanno difficoltà di vario genere, il diritto di non sentirsi diversi ed esclusi e il piacere di leggere e conoscere di più e meglio”. E quello di Fabbrica dei Segni, va detto, è un progetto tanto ambizioso quanto concreto, anche dal punto di vista sociale ed imprenditoriale: sono infatti le persone svantaggiate o in situazioni di emarginazione e handicap che lavorano nella cooperativa sociale a realizzare i volumi.
Tre, per il momento, i titoli di questa nuova collana. Nei primi due la voce è quella dello stesso Masoni, psicologo e psicoterapeuta milanese, supervisore di cinque comunità terapeutiche, docente presso l’istituto di Psicologia e Psicoterapia di Padova ed (ex) direttore scientifico di progetti per il benessere scolastico per la Regione Friuli Venezia Giulia, mentre il terzo volume è firmato da Aldo Strisciullo, psicologo, che oltre ad aver insegnato italiano nella scuola pubblica in Francia e Lingua e Cultura Francese nelle scuole medie e superiori in Italia, si occupa di consulenza per la scuola e conduce corsi di rimotivazione allo studio per studenti e corsi per genitori e insegnanti.
Scuola e Destino. Verso una didattica del dubbio, di Marco Vinicio Masoni L’inizio di questo libro, dato il suo livello pratico/facile e data anche la genericità dell’obbiettivo dichiarato: “stare un po’ meglio”, può prestarsi ad equivoci. Le critiche immediate potrebbero essere queste: utilizzo di un linguaggio non specialistico (eppure l’autore è uno psicologo!), ignoranza delle mille diagnosi tramite le quali vengono oggi classificati i problemi e i disagi delle persone (eppure l’autore è uno psicoterapeuta!), utilizzo di tecniche tuttofare e buone per tutti (eppure l’autore non è un teorico del tecnicismo!). Ma il libro non intende difendersi, lascia indisturbato il diritto del lettore alla critica, contando sul fatto che proseguendone la lettura, lo stesso lettore si chiederà, qua e là, se certe scelte apparentemente semplicistiche non siano invece la conseguenza coerente delle teorie stringenti proposte nella seconda parte del volume: Scuola e destino. Sulle teorie e sul modo di esporle il libro esce dalla tradizione. Il modo col quale certe narrazioni condivise possono offrirci tutti gli strumenti per un nostro “stare male” e per trarre “vantaggi” da esso è illustrato con una piece teatrale. Il grande tema della prevenzione (argomento assolutamente vicino a tutto ciò che vorrebbe trattare il futuro, cioè il destino) è trattato nella forma di dialogo durante una supervisione con un gruppo di educatori. In un dialogo con i ragazzi detenuti in un carcere minorile si discute e si ridefinisce l’idea di volontà. Qui forse alcune anime belle soffriranno per il linguaggio greve di quei ragazzi, ma così parlano e così li ho conosciuti.
Il tema della negoziazione è offerto tramite un dialogo con insegnanti illuminati. Questo capitolo non è di facilissima lettura ed è adatto a chi ama passeggiare in alto, nell’aria tersa. Poi si parla d’arte, ancora con i ragazzi del carcere. Questa è una lezione in parte “sbobinata” e in parte ricostruita (in quei giorni) a tavolino, così si può avere un’idea del livello raggiungibile quando si hanno davanti pochi ragazzi che ti stimano e ti ascoltano attenti. Segue un saggio sulla musica, qui la forma è quella classica del saggio, ma il linguaggio vi galoppa leggero. Infine un saggio sull’orientamento, che trae spunto da un articolo esistente, ma lo amplia e approfondisce il tema. La conclusione riprende il filo che ha attraversato tutto il libro: il diritto al dubbio, alla forma di pensiero che può, la sola, cambiare non forse i mondi ma i modi di pensare. La pianta del dubbio richiede la pazienza della storia: semini oggi, ma i frutti li vedranno forse i nipoti.
Insegnamenti straordinari, di Marco Vinicio Masoni
Siamo circondati da persone “comuni” che sanno offrire insegnamenti straordinari e questo libro ne contiene una fantasmagoria. Le passioni che muovono tali persone non si apprendono a scuola, si formano con la vita, si trasformano regolarmente in formidabili competenze che riguardano ogni campo. Un nonno descrive alla nipote un passato recente che sembra un altro mondo. Un attore ci parla di come si insegnava e imparava nella scuola teatrale di Vittorio Gassman. Il rettore di una scuola premiata dal Presidente della Repubblica scrive dell’emozione di insegnare ai sordi. Una grande insegnante racconta i ragazzi di una scuola professionale…con la loro voce. Una ragazza insegna a un’amica a star male per riuscire a stare meglio. Un dirigente d’azienda campione di baseball insegna a giocare a baseball ai ciechi. Una professoressa amante del classico mostra quanto son vive le lingue morte. Una nota giornalista racconta come si dovrebbe dirigere un giornale. Un magnifico doposcuola si batte contro la dispersione. Una psicologa racconta come educare all’affettività e un’altra mostra come rendere attento un ragazzino distratto. Altre due ci mostrano come si dovrebbe lavorare con la prima infanzia. Un ginecologo, bravo sommelier, ti insegna a gustare il vino buono. Un insegnante fa volare i ragazzi di un carcere minorile. Un provveditore agli studi tratteggia un quadro realistico della scuola oggi. Un educatore di razza riporta in vita la città dei Ragazzi fondata da Don Sturzo. Una suora, politica, ma senza un partito, si batte da una vita per il diritto allo studio e la libera scelta della scuola pubblica.
La mente dei ragazzi. Ragazzi con la testa fuori, ma non fuori di testa di Aldo Striciullo
Il testo cerca di fornire una lettura dei problemi che si presentano oggi a scuola e nella famiglia, a partire dallo studio di come si forma la mente sociale nei bambini e negli adolescenti. Come educare a scuola, come educare a casa, come affrontare i cambiamenti del gruppo classe e la motivazione a studiare? Attraverso un’analisi della letteratura sull’argomento e dei cambiamenti culturali, si suggerisce a genitori, insegnanti e psicologi l’importanza di adottare strategie relazionali adeguate. La famiglia è ormai un gruppo di pari ed anche la scuola ha perso quell’aurea di luogo in cui la gerarchia insegnante-alunno è ben definita. I ragazzi tendono a considerare gli adulti e gli insegnanti al loro stesso livello, mettono in discussione il loro ruolo e desiderano partecipare alla costruzione del percorso di studio. Il libro propone una riflessione e propone delle soluzioni a questi problemi maturate sul campo, ma che rientrano a livello teorico nella più ampia riflessione psicologica e sociologica contemporanea. E, sottolinea Masoni “alla fine del suo percorso di analisi, di descrizione e di racconto, l’autore utilizza le conoscenze proposte e condivise per configurare un nuovo assetto della fase educante. Una scuola per i ragazzi, una scuola che sia adatta al loro mondo, sappia sia conservare i valori e le conoscenze che noi adulti riteniamo fondamentali che ciò che i ragazzi sentono come bisogno loro, che li faccia sentire all’interno di una community. I ragazzi iniziano la scuola quasi sempre senza mai sapere bene che cosa è e quali esperienze vivranno. Però se chiedete ad un ragazzo qual è lo scopo del suo andare a scuola, vi darà sicuramente una risposta adulta, ma di cui non conosce bene la realtà: Studiare serve nella vita. La scuola, fino agli anni ’80- ’90 del secolo scorso era un dovere sociale, si andava a scuola perché era così, faceva quasi parte dell’esistere stesso di ogni bambino. Negli anni successivi la scuola ha perso quella sua aurea di ineluttabilità (a scuola si deve andare, è nella natura delle cose) per diventare una realtà da negoziare: “Perché si deve frequentare una scuola, a che serve?” (mi chiedevano alcuni miei ex-studenti). Occorre dunque che questo strumento possente, che è la scuola, che ha due secoli e mezzo di storia e che oggi vive una formidabile crisi che rischia di annichilirla nell’arco di qualche decennio, affronti questa importante sfida e sappia rispondere a questa domanda”.
Per maggiori info: https://fabbricadeisegni.it
Prime letture: benvenuta Superbaba
Benvenuta Superbaba. La nuova collana dedicata alle prime letture di Babalibri è una vera e propria boccata di ossigeno. Va detto. Le collane di narrativa dedicate alle prime letture non sempre soddisfano il lettore (anzi). Si propongono spesso “storie brevi” in stampatello maiuscolo (o minuscolo) tristarelle, un po’ banali, forzatamente leggiadre, appiattite e concentrate più sull’intenzione di “far” leggere che davvero sui contenuti. Insomma, si sente, spesso, che la storia è “costruita”, poco spontanea, non respira, non è… viva.
Babalibri, la casa editrice nata nel 1999 che si caratterizza per la scelta di proporre al mercato italiano autori di calibro internazionale per la fascia prescolare e per il primo ciclo della scuola primaria tira fuori dal cilindro piccoli, graziosi e deliziosi racconti scritti e illustrati da Mario Ramos, Arnold Lobel, Delphine Bournay e Susie Morgentern e ci trasporta in mondi straordinari che si intrecciano con la quotidianità semplice dei “giorni qualunque” che però “qualunque” non sono mai. E offre anche un aiuto ai docenti con i “dossier pedagogici” di attività da proporre in classe (che sono, a mio parere, la parte meno interessante, ma sicuramente apprezzata e utile) della collana.
Quattro al momento i titoli presentati.
Come va la scuola di Mario Ramos (tradotto da Federica Rocca) ci fa entrare nel mondo dell’amicizia, della scuola e … dei pregiudizi. Il protagonista si chiama Lu, è diverso da tutti i compagni e a scuola ha un solo amico, Ciccio. Un giorno Lu mostra a Ciccio una scatola di fiammiferi e, quella notte stessa, la scuola brucia. Lu è proprio un tipo misterioso ed è facile pensare che sia il colpevole. La verità è un’altra. E Lu in realtà nasconde un segreto pesante da portare, per lui.
Interessanti, davvero, gli spunti che emergono da questa piccola, preziosa storia: il senso di giustizia, la capacità (o l’incapacità) di riconoscere un errore, l’esclusione, i pregiudizi, e il tema delle difficoltà economiche di alcune famiglie e della loro ricaduta sulla vita dei bambini.
Merenda con gli indiani di Delphine Bournay (tradotto da Maria Bastanzetti) è buffo e tenero. Protagonista è Anita, il suo papà e Powa e awo, due indiani birbanti. Anita deve mettere a posto la cameretta. Ce la farà? Fantasia e divertimento assicurati.
Arnold Lobel firma invece Rana e Rospo sempre insieme (con traduzione di Cristina Brambilla). Rana e Rospo sono amici per la pelle! Corrono, giocano, seminano, mangiano biscotti, sognano sogni stranissimi, svegliandosi più amici di prima, e si comportano in modo molto coraggioso. Sono davvero compagni inseparabili: si sostengono a vicenda, non si abbandonano mai nei pasticci, sanno riconoscere quando hanno sbagliato e chiedere scusa. Ma, soprattutto, si divertono un sacco Infine Vuoi essere mia amica? di Susie Morgenstern, illustrato da Claude K. Dubois e tradotto da Maria Bastanzetti, vede Juliette che si è appena trasferita in una nuova scuola. Emozioni contrastanti, tra solitudine e curiosità. Come fare per avere una nuova amica? Ci prova con un questionario anche se poi scopre che “l’amicizia è come un colpo di fulmine: ti afferra all’improvviso e ha già tutte le risposte”.
Aver cura del bimboleone e di tutti gli altri bambini
Potentissimo, struggente, scortica con delicatezza gli strati superficiali della percezione e affonda, affonda, affonda lì, dove si addensa l’essenza, il nucleo, il cuore, lo slancio vitale, il proprio personalissimo codice esistenziale “Il bimboleone e altri bambini” di Gabriele Clima, illustrato Giacomo A. Modica, pubblicato da Edizioni Corsare. Presentato ad aprile durante la Bologna Children’s Bookfair 2019 viene considerato da molti esperti, formatori e appassionati “il” libro di questa edizione.
Quanti sono i bambini del mondo? Tanti, tantissimi, e tutti diversi… C’è il bimbogatto, un po’ selvatico e un po’ coccolone. A volte ti regala un sorriso, a volte ti dà una zampata. Per far felice un bimbogatto devi fargli capire che, ogni volta che vuole, può avvicinarsi e farti le fusa. C’è il bimbopesce, che non parla quasi mai. “Ma che cos’ha?” si chiede sua mamma. “È diverso dagli altri?”. Ma il bimbopesce è solo un pesciolino in cerca del mare. C’è il bimbozanzara, zzzz… zzzz…, che tormento! Ti gira intorno, sul naso, sugli occhi, dentro le orecchie. C’è il bimboleone, che morde e ruggisce...
Gli albi illustrati sono strumenti potenti e vivono di equilibri fragili. Alcuni (molti) strizzano l’occhio all’adulto, alle sue insicurezze, alla sua pigrizia, e nascondono (nemmeno poi tanto) tra le righe un intento didascalico o moraleggiante: sono quegli albi che vogliono spiegare qualcosa al bambino, nei modi e nei tempi che piacciono agli adulti, con quel tono fintamente giocoso, a volte francamente irritante, tipico di chi vuole mandare esattamente uno specifico messaggio, ma vorrebbe che non si capisse. Altri cavalcano l’onda del momento, perché funzionano, gli albi illustrati, si vendono, e allora via, come se per realizzare questa alchimia e questo equilibrio fragile bastasse unire parole e immagini. Ma basta soffermarsi un attimo e si vede, si sente che sono sgraziati.
Poi ci sono albi come questo. Praticamente perfetti nel loro equilibrio di parole e immagini che si intersecano, completano, arricchiscono senza prevaricarsi mai. Vanno a braccetto, sono “voci” diverse come diversi sono tutti i bambini, colpiscono i sensi e appunto, scorticano, vanno a fondo, e compiono quell’azione maieutica del riconoscimento, dello svelamento, del portare alla luce.
Ci siamo tutti, dentro a questi ritratti, frammentati a volte, in più pagine, più nitidi e definiti, “governati” da una attitudine, da un “carattere” più forte di altri. Ci possiamo riconoscere e possiamo riconoscere figli e alunni. E siamo tutti diversi. Ognuno con la sua moltitudine più o meno chiassosa, più o meno silenziosa.
Si sfoglia questo albo e si sorride, ci si commuove, si pensa a qualcuno, o a se stessi. I bambini si riconoscono e inventano altre associazioni, altre creature meravigliose uniche e fantastiche, arricchiscono questo “animalario” cogliendone la profonda significanza. Non una classificazione, non un bugiardino di indicazioni e controindicazioni, ma scorci, sentieri, paesaggi da esplorare. Ne riconoscono lo sguardo attento, rispettoso, che non vuole ingabbiarli in una definizione, ma ne vuole liberare la potenza, facendo quasi diventare ognuno animale totem di se stesso.
Poi si arriva all’ultima pagina. L’ultima doppia pagina è quella che ti schianta definitivamente. Uno arriva lì già provato, commosso, intenerito, e mentre si porta inevitabilmente per mano il sé bambino in cui si è riconosciuto, si vede, li vede. Giacomo Agnello Modica crea una chiusa di una potenza spiazzante. Ed è lì, lì dove non ci sono parole di Clima ad accompagnare il testo che si arriva ad intuire anche la potente rivoluzione sotterranea di questo albo, creata, orchestrata da Clima stesso (e perfettamente accompagnata, in controcanto, da Modica): cambiare lo sguardo, la visione, eliminare le etichette, e nel vedere le specificità, riconoscere il valore dell’unicità.