Le guerre a scuola: terza conferenza della Sididast

La terza conferenza annuale della Società italiana di didattica della storia (Sididast) si è svolta a Palazzo Impellizzeri, Siracusa, fra il 4 e il 5 settembre e ha avuto per tema Come studiare le guerre a scuola. È stata inoltre un’occasione per rilanciare il confronto sulle nuove Indicazioni nazionali per il curricolo destinate alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo d’istruzione – ora ferme in attesa delle modifiche che il Consiglio di Stato ha richiesto per poter emettere il prescritto parere.
L’evento ha visto la partecipazione di circa cinquecento insegnanti, in presenza e a distanza, ed è stato sostenuto da un partenariato comprendente l’Università di Catania, la Società di storia patria siracusana e una rete di istituzioni scolastiche con il Liceo Quintiliano come capofila.
La prima sessione, presieduta da Salvatore Adorno, ha visto intervenire sul tema L’insegnamento della storia nell’Italia repubblicana Monica Galfrè, che fra i suoi temi di ricerca ha studiato il rapporto fra editoria scolastica e fascismo e la storia dell’istruzione nell’Italia del Novecento: l’analisi diacronica dei programmi e dei manuali ha messo in evidenza la delicata mediazione, di cui la scuola si è fatta carico, fra i significati attribuiti dai diversi attori in campo allo studio della storia nella costruzione del cittadino repubblicano. Gianluca Cuniberti ha poi messo a fuoco la formazione iniziale degli insegnanti di scuola primaria e dell’infanzia in università, dove l’insegnamento della storia ha il duplice scopo di trasmettere ai futuri insegnanti le conoscenze e i metodi propri della ricerca e di prepararli al lavoro che svolgeranno in classe. Docente di storia greca, ha ricordato le occasioni che essa offre per indagare le dimensioni originarie della civiltà occidentale: le origini della scrittura, della moneta, della democrazia.
L’insegnamento della storia secondo le nuove Indicazioni nazionali è stato al centro della tavola rotonda moderata da Andrea Micciché con la partecipazione di Giorgio Cavadi, Luigi Cajani, Walter Panciera, Vincenzo Schirripa, Valentina Chinnici. E con un dibattito molto partecipato dalla platea: le politiche del curricolo e dell’insegnamento della storia declinate dal documento del Governo hanno spiazzato ampi settori degli specialisti di didattica della storia, costretti a constatare che miti, simboli, nuclei tematici considerati come oggetto di decostruzione critica si stanno riaccreditando, nel dibattito civile, come alternative positive alla crisi della disciplina, decostruzione portatrice di una visione identitaria, nazionale e europeistica, non esente dal conflitto di memorie e da una narrazione che non si confronta con l’alterità. Sembra quasi che si sposti l’asse dall’assunto “Come insegnare la guerra a scuola” a “Come narrare l’esaltazione dell’italianità”. La domanda che serpeggia tra gli specialisti è: stiamo andando verso la restaurazione? Cosa resta dei nuclei fondanti della storia come declinati dalle Indicazioni nazionali del 2012? E della didattica della storia come capacità critica di guardare al mondo? E non per ultimo, dell’autonomia scolastica? La Commissione Perla sembra non condividere l’assunto metodologico delle Indicazioni nazionali del 2012, muovendosi in un’ottica “rifondativa” che la scuola subisce più che accogliere.
La terza sessione, moderata da Lucia Boschetti, ha offerto temi di riflessione metodologica a partire dalle ricerche di Immacolata Eramo, Giampiero Brunelli, Rosario Mangiameli e Giovanni Gozzini.
I laboratori di storia del sabato mattina sono stati un esempio di quel confronto sulle pratiche didattiche per favorire il quale la Società è nata. Sulla domanda “Come raccontare oggi la guerra a scuola” hanno lavorato i gruppi introdotti da Antonio Brusa e tenuti da Alessandro Suizzo (Didattica digitale e ludica: risorse, strumenti ed esempi didattici per apprendere in maniera critica la guerra), Salvatore Santuccio (Guerra e fake news: per una storia dell’informazione in conflitto), Giovannella Rinauro e Ludovica Castro (La guerra nel mondo antico: percorsi didattici per la scuola primaria), Lucia Boschetti e Andrea Savio (Prospettive sulla guerra in età moderna), Giuseppe Losapio e Marco Mengoli (Wargames: la didattica della storia attraverso i giochi di ruolo e i board games commerciali), Carlo Palumbo e Paolo Ferrari (Con quali fonti costruire un laboratorio sul pericolo della guerra atomica per l’umanità). Molto dibattute le tematiche relativa all’autenticità delle fonti, alla loro interpretazione e alla pericolosa commistione tra verità storia e fake news, temi molto sentiti a livello scolastico e che riguardano non solo la metodologia della storia, ma anche i fondamenti etici che riguardano, al di là delle discipline, ogni comunità educante che possa definirsi tale. Le due giornate si sono concluse con l’assemblea dei soci della Sididast.
Durante i lavori è stato presentata la nuova edizione del progetto internazionale di ricerca Youth and History. Sulla scia di un’indagine svolta nel 1994-95 in 27 paesi europei – Angvik e von Borries (dirs.), Youth and History. The Comparative European Project on Historical Consciousness among Teenagers, 1997 –, sarà somministrato un questionario on line a un campione di quindicenni di 14 paesi, con l’intento di verificare cosa è cambiato nella relazione fra i giovani alla storia tenendo anche conto dei cambiamenti nel modo di insegnarla e di comunicarla e delle nuove politiche della memoria.
L’autrice
Simonetta Arnone è dirigente scolastica del Liceo polivalente Marco Fabio Quintiliano di Siracusa, capofila di una rete di scuole siracusane di primo e secondo grado che ha contribuito alla proposta formativa legata al terzo convegno nazionale della Sididast. Laureata in Filosofia, specializzata in Didattica della comunicazione e delle tecnologie multimediali, ha insegnato italiano e storia e poi storia e filosofia. Ha tenuto corsi universitari e fatto parte del Comitato tecnico scientifico per i licei artistici del Miur.