Per tornare a parlare di classi sociali a scuola: un manifesto

La pedagogia critica per essere realmente tale deve essere sempre situata, altrimenti rischia di diventare un gioco retorico accademico. In Dipende dalla classe. Manifesto per una scuola anticlassista (Il Margine, Trento 2025) Michele Arena mette insieme Bourdieu e la psicologia sociale e ci ricorda che tanto il privilegio come la deprivazione tendono a venire interiorizzati nel quadro di discorsi “meritocratici” (cfr. da ultimo Ferrari e Maranesi, 2023; Terracciano, 2025).
Si tratta di un libro scritto per gli insegnanti e gli educatori che mette insieme dati italiani e letteratura internazionale con espliciti riferimenti a Freire e a bell hooks.
È certamente un valore aggiunto il riferimento alla sua personale esperienza, quasi una autoetnografia (cfr. Bianchi, 2025), di un educatore che ha fatto il professionale e solo molti anni dopo ha scoperto di essere stato lui stesso un caso di povertà educativa. Tale esperienza forse sarebbe stata meglio valorizzata con più esempi ma auspichiamo che lui stesso lo faccia in qualche altra sede. Ulteriori elementi conoscitivi possono comunque essere rinvenuti nei suoi testi narrativi, Come nascono gli incendi e Tutti gli eroi che conosco (Arena, 2020 e 2023), che uniscono caratteri del romanzo di formazione a un’attenta descrizione di ambienti, fra scuola e quartiere, e di interazioni fra giovani e adulti.
Dalla lettura del testo si intravede una vicenda di miglioramento economico e di crescita personale grazie anche all’incontro con studiosi sensibili come ad esempio Silvia Panzavolta dell’Indire e a un itinerario d’impegno sociale e culturale che lo ha portato a fondare a Firenze una scuola di scrittura non profit, Porto delle storie, e a scegliere in età matura un percorso di laurea in Scienze dell’educazione, con un lavoro di tesi al quale questo libro è in parte riconducibile.
La tesi di fondo è ben espressa quando Arena (p. 99) afferma che:
Se è una illusione pensare di poter entrare in una classe lasciando fuori la propria storia, lo è anche lasciare fuori i propri sentimenti e le proprie emozioni o ferite interiori. Se è importante saper e quale è il punto di vista da cui parliamo come docenti e educatori, diventa fondamentale sapere anche chi siamo nel nostro profondo e come stiamo, emotivamente e psicologicamente, dentro un lavoro che ci mette davanti a dei problemi sistemici che non possiamo risolvere.
Gli accademici di discipline pedagogiche sono spinti ad una riflessione autocritica di fronte ad affermazioni come quella secondo la quale (ivi, p. 110):
Povertà educativa è un esempio perfetto, è una specie di richsplaining, contiene dentro di sé un elemento di superiorità involontario: il sapere qualcosa in più pur non avendo mai abitato la condizione dell’altro.
Ne deriva come ulteriore argomentazione (ivi, p. 111):
La didattica e i progetti educativi possono dirsi realmente radicali non quando si limitano a seguire una certa struttura, o a promuovere il successo scolastico anche ai cosiddetti “bambini poveri educativamente”, ma quando chi li mette in pratica è consapevole del proprio punto di vista, del linguaggio che adotta e del proprio punto di vista, del linguaggio che adotta e del potere che esercita. È la chiarezza politica dell’insegnare la materia invisibile che rende una didattica realmente equa.
Si tratta di criteri che, se non vissuti in una esperienza di gruppo organizzata, ci sembrano rischiare di ridursi a un’etica delle (buone) intenzioni. Da qui l’utilità delle finestre aperte sulle pratiche d’aula che è possibile esperire, in maniera situata, per “condividere potere”. Utile anche la pur sommaria indicazione delle ricerche promosse dal Center for teaching, learning & mentoring dell’università del Wisconsin. Le tavole intercalate nel testo sono meme realizzati dalla social blogger Madonnafreeeda.
Nel complesso il libro è ben leggibile, anche se non apporta contributi di ricerca originali contribuisce a riportare all’attenzione pubblica temi comunemente rimossi dagli addetti ai lavori. Certamente una lettura utile per gli insegnanti in formazione, soprattutto quelli operanti in situazioni di alta complessità interessati a coltivare strumenti di emancipazione consapevole.
Riferimenti bibliografici
Arena M., Come nascono gli incendi, Mondadori, Milano 2020.
Arena M., Tutti gli eroi che conosco, Mondadori, Milano 2023.
Bianchi L., Il metodo autoetnografico in pedagogia, Scholè, Brescia 2025.
Ferrari M. e Maranesi A. (a cura di), Dizionario del merito nei processi educativi, Scholè, Brescia 2023.
Terracciano P., I capaci e meritevoli. Storia filosofica del merito, Marsilio, Venezia 2025.
L’autore
Angelo Gaudio è professore ordinario di Storia della pedagogia all’Università di Udine. È condirettore di “Scholé. Rivista di educazione e studi culturali”, membro del Comitato editoriale degli “Annali di storia dell’educazione e delle istituzioni scolastiche” e del comitato scientifico internazionale della rivista di storia dell’educazione “Journal of History of Education RSE”. Svolge ricerche di storia della scuola dall’Ottocento ai nostri giorni e ricerche di educazione comparata di taglio storico e di attualità.