Una scuola senza politica: il sogno del "fascismo eterno" tra Brasile e Italia

“Non chiediamo punizioni, ma se la Legge non venisse approvata cercheremo buoni genitori nel nostro Paese, metteremo insieme dei soldi e creeremo un documento da distribuire in tutte le scuole, nelle mani di ogni alunno, perché sappiano quali sono i loro diritti e se incontrano un professore che agisce contrariamente ad essi, che lo filmino … su internet già ci sono milioni di denunce di alunni contro i loro professori di sinistra”1.

No, non sono stralci della ormai nota iniziativa "La scuola è nostra" dei giovani di estrema destra che si rifanno ad Azione Studentesca, ma si tratta dell’accorato intervento del deputato Marco Feliciano in un’udienza del 2014 presso la Camera dei deputati in Brasile a difesa del progetto di legge Escola Sem Partido.

La retorica è la stessa delle recenti iniziative in Italia: setacciare "pericolosi criminali" travestiti da insegnanti il cui scopo infimo sarebbe indottrinare poveri studenti inermi e indifesi che, invece, nel rispetto dell’autonomia, andrebbero pedagogicamente trasformati in efficaci agenti di spionaggio. Le similitudini con le organizzazioni di estrema destra in Italia sono a dir poco evidenti e vale la pena comprenderle per riconoscerne il piano strategico comune nella sua matrice internazionale. 

Il Movimento Escola Sem Partido sorge come reazione alla legge 10.639 del 9 gennaio 2003 che determinava l’obbligatorietà dello studio della storia di culture africane e afrobrasiliane nei programmi scolastici in Brasile. I settori più conservatori reagirono a questa pietra miliare dell'istruzione brasiliana e della lotta al razzismo organizzandosi per esercitare il controllo ideologico sulla scuola. Il loro richiamo all’omogeneità di valori può essere riletto ispirandosi a Umberto Eco che ne Il fascismo eterno (Eco, 2018) spiegava come il sospetto verso il mondo intellettuale fosse sempre stato un sintomo dell’Ur-fascismo – fascismo tribale ed eterno – che considera il disaccordo come tradimento ancestrale e cresce in consenso sfruttando la naturale paura della differenza, finendo con l’essere razzista per definizione.

Nonostante la chiara incostituzionalità del progetto di legge Escola Sem Partido sancita nel 2020 dalla Corte Suprema Federale brasiliana per “violazione di libertà di insegnamento, pluralismo delle idee e competenze dello Stato nel legiferare in materia di orientamenti educativi”, il movimento che sbandiera la neutralità dell’educazione si è radicalizzato nelle scuole e università brasiliane attraverso la creazione sistematica di nemici interni: insegnanti di sinistra, movimenti sociali, difensori della diversità di genere, intellettuali critici contro cui si è dato libero sfogo a insulti e aggressioni. I continui attacchi all’università pubblica come "luogo di perdizione" hanno l’effetto di incutere paura nelle famiglie conservatrici che si rifugiano nelle private. Tra i più bersagliati l’educatore Paulo Freire la cui memoria è stata spesso offesa ex presidente del Brasile Jair Bolsonaro che in pieno stile capobanda lo definiva come "energumeno".

Umberto Eco definiva "profeticamente" questa comunicazione aggressiva come neolingua dell’Ur-fascismo: “…la cultura è sospetta nella misura in cui viene identificata con atteggiamenti critici… l'uso frequente di espressioni quali ‘porci intellettuali’, ‘teste d'uovo’, ‘snob radicali’, ‘le università sono un covo di comunisti’, il sospetto verso il mondo intellettuale è sempre stato un sintomo di Ur-Fascismo”. Considerando che il saggio è tratto dalla conferenza tenuta da Eco il 25 aprile del 1995 presso la Columbia University, si leggono in questo passaggio i segni profetici del nostro tempo e si intravede un fenomeno che è dilagato a dismisura: ridicolizzare il mondo della conoscenza organizzata, delle accademie, delle scuole, delle università, degli intellettuali, della cultura in generale per renderlo nullo e lasciare l’individuo solo ad arrancare in disperata competizione con sé stesso.

L’appello di Eco a smascherare il linguaggio dell’ur-fascismo per coglierne i risvolti ideologici, aiuta a svelare il vero intento di seminare sfiducia verso la scuola pubblica, paura del confronto, una visione demonizzata della politica come male assoluto, elogio e liturgia del tecnicismo, travestiti con l’abito goffo dell’angelica neutralità dell’educazione, in nome della quale si giustifica la sorveglianza scolastica, puro richiamo all’ordine; tornando a Eco: una “sgangheratezza politica in un’ideologia apparentemente ordinata, strutturata”.

Non è un caso che nel nostro Paese a partire dal 2001 sia stata rimossa la definizione ‘pubblica’ dalla denominazione ufficiale del Ministero dell’Istruzione a cui dal 2022 si associa la parola “merito” la cui accezione presenta non poche ambiguità.

 Dalla retorica della delegittimazione dell’istruzione pubblica nasce non solo il favorire le istituzioni private, ma anche la giustificazione della militarizzazione nelle scuole e università pubbliche usata come propaganda per creare un’aurea di protezione rispetto alla paura ideologica. Il processo, molto avanzato in Brasile, esalta l’intervento dei militari non solo dal punto di vista della sicurezza, ma come mera attività di formazione etica, civica e orientamento morale delle comunità scolastiche. Questa tendenza in voga in Brasile trova spazio anche nelle nostre scuole e intende imporre una pedagogia militare da sostituire a una pedagogia critica per formare lo studente patriota in contrapposizione a quello riflessivo, critico o peggio politicamente impegnato. Il tutto in nome della tanto osannata bandiera della “neutralità dell’educazione”.

Per quanto conforti – in termini di tenuta democratica – che il gruppo consiliare di Fdi di Bagno a Ripoli abbia ritirato la mozione che intendeva schedare insegnanti di sinistra, bisogna tenere accesa la luce su questo fenomeno che in Italia ha preso piede in una direzione già tracciata in Brasile da anni e avallata da Trump con gli attacchi continui a Harvard e Columbia University.

Nei casi più estremi, per alcune frange in Brasile, la retorica è quella della pulizia ideologica, come testimonia il recente intervento alla Camera dei deputati di Letícia Aguiar: “Complimenti a questa Camera… quando cerchiamo un ambiente sano, privo di qualsiasi tipo di ideologia... stiamo investendo nell'istruzione pubblica”2.

Il suo ‘sincero’ appello alla sanificazione delle ideologie contrasta inesorabilmente con la sequenza di fatti. Tra le principali promotrici del movimento Escola sem Partido, Carla Zambelli è stata riconosciuta colpevole per porto illegali di armi e aver hackerato il sistema giudiziario brasiliano inserendo dati falsi; Jair Bolsonaro, da parte sua, condannato per tentativo di colpo di stato. Lo sventolio della bandiera della sanificazione ideologica stride con questo fanatismo ben rappresentato dall’emblema di Blosonaro che, in occasione di un dibattito sulla proposta di legge Escola Sem Partido, in qualità di consigliere regionale di Rio de Janeiro, posava orgogliosamente al fianco di un suo collega vestito da sosia di Hitler: in tempi di carnevale ci ricorda per lo meno quanto la maschera possa essere davvero il fantasma della cruda realtà.

Riferimenti bibliografici

Eco, U., Il fascismo eterno, La nave di Teseo, Milano 2018.

Ferreira dos Santos, D., Fascismo e educação no contexto bolsonarista: uma análise dos Projetos Escola Sem Partido, Escola Cívico-Militar e Educação Domiciliar, Pontificia Universidade catolica de Minas Gerais, Programa de Pós-graduação em educação, Belo Horizonte 2025

[1] Comissão especial PL7180/14 Escola sem Partido, url: https://www.youtube.com/watch?v=WJSe13zaz7s a partire da 00:48

[2] Discursos do Projeto de Lei nº 1.164/2023 in Ferreira dos Santos, D. Fascismo e educação no contexto bolsonarista: uma análise dos Projetos Escola Sem Partido, Escola Cívico-Militar e Educação Domiciliar, Pontificia Universidade catolica de Minas Gerais, Programa de Pós-graduação em educação, Belo Horizonte 2025.

Paolo Vittoria è docente di pedagogia all'Università Federico II di Napoli.  Ha insegnato a lungo in Brasile all'Universidade Federal do Rio de Janeiro. Scrive su "Il Manifesto". Ultimamente si è dedicato alla narrativa sulla scuola con L'Asino Mancino. Archeologia di un'educazione (Bibliotheka, 2024)

Foto di Ron Lach.