Assets in Transition

Cartografie visive

Il progetto di Mallama ci e Perna ha ad oggetto i cosiddetti beni confiscati, e in particolare gli immobili di origine illecita, sottratti in via definitiva alla proprietà di individui o organizzazioni criminali e acquisiti al patrimonio dello Stato italiano.

Fino agli anni Ottanta l'associazione di stampo mafioso non era riconosciuta dalla legge italiana. La legge “Rognoni-La Torre" ha introdotto per la prima volta il reato di associazione di tipo mafioso (articolo 416 bis del codice penale) e misure patrimoniali di contrasto delle mafie. Il riutilizzo sociale dei beni confiscati è stato disciplinato inizialmente con la legge 109 del 1996. Il principale impianto normativo successivo è il cosiddetto Codice antimafia del 2011.

Le misure patrimoniali nei confronti delle persone indagate per mafia si articolano in diverse fasi: sequestro, confisca di primo e secondo grado, confisca definitiva, e infine destinazione e riutilizzo. Quest’ultima fase è affidata all’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc), che opera con l’obiettivo prioritario del riutilizzo sociale. La finalità ultima della confisca, infatti, non si limita al mero incameramento da parte dello Stato: i beni sono destinati a enti pubblici, associazioni di volontariato e cooperative sociali, affinché vi svolgano attività in grado di generare valore per la collettività, trasformando così un simbolo del potere mafioso in un presidio di legalità e sviluppo.

Il lavoro fotografico nasce all'interno di un progetto di ricerca, ideato dal dipartimento di Architettura e Design (dAeD) dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Il progetto prevedeva una open call internazionale destinata agli architetti, con la finalità di sviluppare progetti legati al riutilizzo dei beni confiscati.

Mallamaci e Perna selezionano una serie di casi studio, posizionati strategicamente lungo la principale arteria extraurbana della provincia di Reggio Calabria (la SS106). Ogni caso è documentato con rigore: sebbene si tratti di immobili incompiuti e in stato di abbandono, i fotografi li rappresentano adottando i canoni della fotografia architettonica (prospetti frontali, laterali, aerei e interni), restituendoli attraverso un sistema rigoroso “a griglia”. L’obiettivo è fissare queste strutture “parziali” nel loro carattere di “opere in transizione”, evidenziandone sì la dimensione attuale – strutturale – ma soprattutto aprendo a una riflessione critica sul loro potenziale di rigenerazione e riuso sociale – l’aspetto centrale e al contempo più problematico, in quanto spesso inattuato, della normativa che disciplina l’istituto della confisca.

La Calabria, la Sicilia e la Campania rappresentano le regioni italiane con la maggiore concentrazione di beni confiscati, a testimonianza della presenza storica e radicata delle principali organizzazioni mafiose in questi territori. In particolare, la Città metropolitana di Reggio Calabria detiene il primato nazionale per numero di beni immobili confiscati in rapporto al numero di abitanti, evidenziando la capillare infiltrazione della ‘ndrangheta (la mafia calabrese) nel tessuto economico e sociale. La pervasività del fenomeno è tale che questi beni costituiscono un elemento tangibile e percepibile del paesaggio. Ma proprio l’ultima fase del procedimento di confisca – quella della restituzione alla collettività – rappresenta l’anello debole della catena: una vasta parte di tali immobili rimane infatti priva di una destinazione definitiva o non viene pienamente valorizzata, limitando così il loro impatto positivo sulla società.

La selezione fotografica qui presentata è tratta da un singolo caso studio.

 

Alessandro Mallamaci, fino dal 2008, ha lavorato come educatore, collaborando con marchi prestigiosi come Fujifilm e Leica. Ha avuto l’opportunità di tenere lezioni al Columbia College di Chicago, negli Stati Uniti, e attualmente insegna presso le Accademie di Belle Arti italiane. I suoi progetti artistici e i suoi libri hanno ricevuto premi e sono stati presentati in mostre in numerosi paesi tra Asia, Stati Uniti ed Europa.

Armando Perna è un fotografo documentarista italiano il cui lavoro indaga il paesaggio, l’architettura e i contesti socio-politici. Attraverso progetti a lungo termine, esplora il rapporto tra territorio, memoria e trasformazione. Il suo lavoro è stato esposto a livello internazionale e pubblicato in diversi libri, tra cui The Third Island e Presente Infinito.